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La maledizione del filosofo Karl Popper e il “corvo bianco” Antonio Conte

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Il cinesino di Arsene Wenger

Arsene Wenger usava piazzare un cinesino in posizioni di campo apparentemente insignificanti. Sembrava che lo piazzasse “esattamente lì”, al millimetro… Ovviamente, ai numerosi allenatori che seguivano i suoi allenamenti, ciò non è sfuggito… Alla sera, discorsi su discorsi, ipotesi su ipotesi, riflessioni su riflessioni… Gruppi di allenatori che amattiscono per spiegare il significato di quel singolo cinesino, messo lì, con estrema cura… Un giorno decidemmo di andare a chiederglielo. Si mise a ridere: “Quel cinesino non significa assolutamente nulla! E’ solo un modo per prendervi un pò in giro…”Il cinesino di Arsene Wenger è una metafora; rappresenta la curiosità, la voglia di guardare un pò tra le righe, sopra, sotto, di guardare al calcio da prospettive diverse insomma.

Capitolo Tre: “La maledizione del filosofo Karl Popper e il corvo bianco Antonio Conte”

Karl Popper, filosofo legato indissolubilmente ai temi della scienza, rappresenta una pietra miliare con sua teoria della falsicabilità. Semplificando (di molto): possiamo confermare 1000 volte una teoria, ma basta un solo caso contrario per smontarla. Molto banalmente: tutti i corvi sono neri! Ciò vale finché non ne troviamo uno bianco! Tutti i portieri e i numeri 11 sono matti! Ciò vale finché non ne troviamo uno normale…

Ecco, quello che fondamentalmente facciamo un pò tutti e “cercare” quel “qualcosa” che ci permette di confermare (o meno) una teoria, o addirittura di implementarla. Penso dunque che sia “umanamente” normale farsi delle domande nel momento in cui ci vengono proposte (suggerite) delle teorie (metodologie) di lavoro derivanti da filoni di pensiero più o meno emergenti. Gli scienziati lo fanno da sempre: “cercare” problemi  è il loro lavoro in fondo… Noi, uomini di campo, facciamo altrettanto… in campo, appunto! Dopotutto, se una cosa rappresenta un problema, significa, che non è stata capita a sufficienza…

Leggo da qualche parte “Eriksen (Inter): “Quello che non ho capito all’inizio è che dovevo seguire sempre il sistema di Conte. Che dovevo eseguire e ricordare tutte le giocate che lui aveva preparato per la squadra. In precedenza, ero più abituato all’intuito, ero libero di prendere decisioni in un secondo in base a quello che vedevo.” (https://sport.sky.it/calcio/serie-a/2021/05/07/inter-eriksen-intervista). Da un certo punto di vista è roba da brividi…. Direte, sì, in prima squadra bisogna fare quello che dice l’allenatore…. Bisogna vincere, il risultato è fondamentale…. Etc etc… Si, anche questo è vero, ma non trovate un paradosso?

Per gli addetti ai lavori il paradosso (concettuale) è stuzzicante!!! Con chi? Nei confronti di chi? Fin troppo semplice: nei confronti della “dottrina ufficiale” della FIGC e dei suoi interpreti (allenatori ed istruttori federali), impegnati come non mai a diffondere “il nuovo verbo” tra i seguaci… Decine e decine di webinar, incontri, confronti, sessioni di allenamento dove al centro viene messo “il bambino” (il giocatore) in chiave puramente (e ingenuamente) pedagogica. Guai a sbagliare esclamazione, guai a non lasciargli “la scelta”, guai a non proporgli varietà, “ampiezza culturale”, esplorazione…Al momento, non sappiamo ancora se questo nuovo approccio funzionerà davvero, se avremo giocatori “pensanti” e “sceglienti”, come ha voluto anche l’amico Maurizio Seno, paladino della “pedagogia attiva” nel calcio già 30 anni fa, sappiamo di sicuro che tutto ciò stride concettualmente con il pensiero di chi ha appena vinto lo scudetto in Italia…

Morale della favola: le teorie della FIGC reggono (reggeranno), finché non arriva il corvo bianco Antonio Conte. 

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