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Matiasic è d’accordo: “Tutto questo non può finire”

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Sarà l’entusiasmo contagioso dello sparuto ma rumorosissimo pubblico presente per assistere a Gara 4, sarà il sollievo nel constatare che a Trieste potrai anche essere Goldfinger in persona ma se ti siedi in prima fila per guardare una partita anziché rintanarti in un tunnel, tutto sommato non rischi la tua incolumità. Sarà che, forse, le idee inizino a ricomporsi nella sua mente a mano a mano che incontri istituzionali e colloqui con investitori vari sottraggano ogni alibi, ma il linguaggio del corpo di Paul Matiasic, più che le sue parole durante questa visita lampo in città, sembra poter portare un po’ di ottimismo. Nessuna certezza ovviamente, del resto nessuna delle parti coinvolte ha pubblicato comunicati o note ufficiali su alcunché, ma la molteplicità delle fonti e la loro convergenza fanno ritenere che il tabù della “solitudine imprenditoriale”, che già da mesi aveva spinto l’avvocato californiano ad ampliare i suoi orizzonti verso altri lidi (solo ultimamente quello romano), sia sul punto di venire abbattuto.

In questa tre giorni triestina nessun dubbio è stato definitivamente spazzato via, a cominciare dall’intenzione di Matiasic di concludere la sua avventura triestina possibilmente con l’approdo nella capitale. Ma da un lato la volontà di non abbattere definitivamente il sogno biancorosso azzerandone la storia diventando così uno dei peggiori traditori della storia recente dello sport nazionale (autoinfliggendosi di conseguenza un marchio difficilmente lavabile anche a botte di milioni di dollari) e dall’altro -probabilmente- l’impossibilità di realizzare almeno uno dei piani alternativi che aveva escogitato per attuare una Triestexit il più soft possibile (vendere CSGI per acquistare un’altra società da trasferire al PalaEur, investire sulla Virtus Roma, trasferire il titolo di Trieste, trasferire il titolo di Trieste per poi acquistare un’altra società e trasferirla a Trieste, chi più ne ha più ne metta) fanno ritenere perlomeno possibile la sua permanenza in città per almeno un’altra stagione, senza per questo abbandonare nessuno dei progetti alternativi.

Certo, dopo tutto quello che è stato detto e scritto da fine febbraio ad oggi, vederlo esultare sotto la curva dettando il ritmo del coro “tutto questo non può finire” potrebbe far sorgere il dubbio di essere stati proiettati in un film distopico tipo L’esercito delle 12 scimmie, d’altro canto si fa davvero fatica ad immaginare che qualcuno possa avere un atteggiamento così rilassato e confidente, esplicitamente rassicurante con gli sponsor e con gli esponenti del tifo organizzato, e contemporaneamente pianificare la fine del basket a Trieste.

Posto che, per l’appunto, nulla è trapelato dalle riunioni dei giorni scorsi con il presidente della Regione Massimiliano Fedriga e con il sindaco Dipiazza tranne i visi distesi ed un malcelato ottimismo da parte dei presenti di parte triestina, emergono particolari interessanti dal telegiornale dell’emittente locale Telequattro a firma di Marco Stabile, il quale racconta di un pranzo a cui Matiasic avrebbe partecipato assieme al sindaco ed ai rappresentanti di un fondo di investimento presenti anche ieri alla partita, che sarebbe disposto, alle giuste condizioni, a mettere sul tavolo un paio di milioni di euro. Si dà per certo anche l’aumento dell’appoggio (già cospicuo oggi) della Regione, e di una trattativa già andata a buon fine con un rappresentante dell’imprenditoria locale per un apporto di minor peso, mentre rimane sullo sfondo un eventuale “piano B” capitanato da Gianluca Mauro. Nei giorni scorsi erano trapelate indiscrezioni sull’interesse di colossi assicurativi e -per bocca del sindaco- della grande distribuzione, voci rimaste prive di riscontro. Ad ogni buon conto, il reperimento dei fondi per affrontare la prossima stagione con ambizioni immutate farebbe propendere per la permanenza a Trieste della massima serie, ma non quella dello stesso Matiasic, per il quale, apparentemente, l’unica certezza continua ad essere lo spasmodico -ed inspiegabile- interesse per Roma. Dove, peraltro, c’è già la vecchia Vanoli che sta allestendo un roster importante e la Virtus in piena corsa per la promozione in A2.

Ed infine, naturalmente, c’è il nodo legato alla concessione del palazzetto. Per quanto ovvio, senza impianto non ci si può iscrivere, e parlare di Serie A non avrebbe senso. Come noto, l’attuale concessione scade il 30 giugno, non sono ancora stati presentati dalla Pallacanestro Trieste i documenti programmatici per il suo prolungamento ed il comune ha indetto un nuovo bando, con i rischi conseguenti. Letteralmente, un capitolo a parte, sebbene salvare il titolo da una parte ed impedirne l’esercizio dall’altro sarebbe una contraddizione istituzionale ai limiti dell’assurdo. Novità ufficiali sono necessariamente attese entro pochi giorni.

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