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Una Trieste confortante concede il bis contro Sassari

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PALLACANESTRO TRIESTE – BANCO DI SARDEGNA SASSARI 75-69 

Pallacanestro Trieste: Gaines 10, Pacher 11, Bossi 0, Davis 9, Spencer 19, Rolli ne, Deangeli 0, Ius ne, Campogrande 4, Vildera 2, Bartley 20, Lever ne. Allenatore: Legovich. Assistenti: Maffezzoli, Vicenzutto.

Banco di Sardegna Sassari: Jones 11, Robinson 14, Krusulin 5, Gandini 0, Devecchi 1, Chessa 0, Bendzius 13, Gentile 8, Raspino ne, Diop 5, Onuaku 10, Nikolic 2. Allenatore: Bucchi. Assistenti: Baioni, Gerosa.

Parziali: 23-14 / 15-20 / 19-12 / 18-23

Progressivi: 23-14 / 38-34 / 57-46  

Arbitri: Attard, Grigioni, Di Francesco

Il secondo indizio fa cadere l’ipotesi della coincidenza: la Pallacanestro Trieste continua ad esibirsi sull’onda lunga della vittoria di Napoli, e si impone con carattere e qualità su una Dinamo Sassari apparsa per lunghi tratti in stato confusionale. I due magici minuti che separano primo e secondo quarto della trasferta campana costituiscono una sorta di spartiacque in questo difficile e controverso inizio di stagione. I giocatori spauriti, indecisi, demotivati e frustrati, che avevano subito tre imbarcate ed 1/4 ed una sconfitta onorevole nelle prime quattro giornate si sono trasformati improvvisamente nei cacciatori assetati di sangue che coach Legovich preconizzava durante l’estate. Al di là dei facili entusiasmi suscitati da due convincenti vittorie consecutive, è confortante aver completato questo terrificante primo ciclo di partite (che avrà finalmente il suo apice – e la sua estinzione – fra due settimane a Milano) a quatto punti in classifica, in buonissima compagnia, con due squadre alle spalle dopo essere rimasti per una settimana da soli all’ultimo posto a zero punti, e soprattutto con un’inerzia completamente invertita a proprio favore. E’ quasi un peccato che la pausa arrivi proprio adesso, anche se le prossime due settimane permetteranno di accumulare energie con un richiamo atletico e, soprattutto, di reinserire nel gruppo un Alessandro Lever completamente recuperato.

Contro Sassari Trieste conduce dall’inizio alla fine. Riesce ad accumulare vantaggi anche in doppia cifra, poi nel secondo e nel terzo quarto è ingenua nel subire troppo facilmente il rientro della squadra di Bucchi, che approfitta delle sciocchezze biancorosse più per inerzia che per intenzione. Ma la squadra di Legovich, finalmente, è capace di reagire con forza alle difficoltà, non si abbatte per i banali errori che commette, non si disunisce quando subisce le pur timide fiammate degli ospiti e con pazienza, senza affidarsi a sporadiche iniziative isolate e personali, ricompone le gerarchie riprendendosi margini di sicurezza per evitare, riuscendoci, la possibile bagarre finale. Contro Sassari non sono necessarie particolari alchimie difensive, sebbene alla luce del 17% al tiro da tre della squadra di Bucchi, frutto di un agghiacciante 5/28 dalla distanza, evidentemente la scelta di concedere spesso il tiro a determinati giocatori, quasi invitati a concludere, chiudendo inesorabilmente gli spazi ai più pericolosi, ha pagato interessi in doppia cifra. Il sostanziale pareggio a rimbalzo (27 pari quelli difensivi) completa l’opera.

Stavolta non sono solo i tre tenori a reggere il peso dell’attacco triestino. Anzi, Davis smette i panni del terminale offensivo e si diverte a far giocare la squadra, piazzando i soliti 7 assist nei 36 minuti in cui rimane in campo. La sua utilità, però, come spesso succede va al di là delle statistiche: la fiducia ed il coraggio, in definitiva il senso di sicurezza che è in grado di trasmettere ai compagni è una delle armi più vincenti di cui in questo momento Legovich dispone. Gaines non ripete la prestazione balistica offensiva di sette giorni prima, ma mette i canestri che contano, quelli che prima interrompono il velleitario tentativo sardo di rientrare nel secondo quarto, poi cala un macigno negli ultimi dieci minuti che allontana definitivamente gli ospiti. E’ il piccolo toro dell’Alabama a confermarsi, invece, sui livelli abituali: Bartley ora appare più integrato nel gioco della squadra, si è trasformato più in un diligente esecutore che il solista imprevedibile ed anarchico che era nelle prime uscite, anche se il suo primo passo è in grado di seminare gran parte degli avversari diretti fra le squadre “umane” ed è un’arma che, quando può, non esita ad usare senza pietà. Ma la sorpresa contro Sassari arriva dagli altri due stranieri, timidi oggetti misteriosi contro Venezia e Tortona, grandi protagonisti contro Napoli e, soprattutto, Sassari. Pacher sembra rigenerato da un’iniezione di coraggio: ha probabilmente capito che al piano di sopra può starci comodamente dopo anni di dominio in A2. Si trattava solo di avere la determinazione di usare le armi che possiede, di assumersi responsabilità e prendere iniziative che probabilmente per timidezza davanti ad avversari affermati e talentuosi non riteneva di potersi prendere all’esordio. Ed invece, contro la Sassari di Owuaku e Diop va in doppia cifra tirando con il 50%, conquistando 8 rimbalzi e commettendo anche quattro falli, misura della sua intensità difensiva. Una piacevole sorpresa arriva anche da un devastante Spencer, autore di una doppia doppia da 20 punti e 13 rimbalzi conditi da 3 stoppate e tanta intimidazione sotto canestro. Finalmente il centro biancorosso, bersaglio delle maggiori critiche nelle prime partite per la sua apatia che lo aveva portato ad uscire dalle rotazioni di Legovich, si integra alla perfezione con i giochi costruiti per lui: Davis e Bartley si divertono ad innescarlo con il pick and roll, e lui risponde banchettando allegramente sopra il ferro. Legovich spiega che dietro c’è un certosino lavoro di registrazione dei movimenti, di studio dei tempi, di adattamento delle scelte alle situazioni difensive avversarie, di capacità di leggere i punti di debolezza nel pitturato ed approfittarne. Qualunque sia la ragione, ora sembra un giocatore recuperato alla causa, che magari non segnerà sempre 20 punti ma che sarà sempre capace di imporre la sua indispensabile quanto ingombrante presenza sotto canestro.

Del resto, aver recuperato cinque giocatori stranieri a discreti livelli permette di lasciare sullo sfondo il vero grande problema, ormai cronico, di questo roster: Legovich dalla panchina continua ad ottenere pochissimo, specie quando l’unico che finora aveva sorprendentemente puntellato le falle create dai lunghi stranieri si prende una partita per rifiatare: Giovanni Vildera gioca poco, tira male, si fa irretire dalla difesa sotto canestro, non incide come sa e può fare. Ancora poco o nulla arriva da Stefano Bossi, tanto che il vice Davis ormai è Bartley (ottima e spiazzante per Bucchi la scelta di utilizzarlo spesso come portatore di palla spostando Davis nello spot da 2). Continua anche il momento negativo di Luca Campogrande, che se non altro infila l’unica bomba nella quarta frazione che non poteva assolutamente sbagliare. Resta il fatto che un -6 complessivo di valutazione con un -8 di plus/minus (in una partita vinta di 6) dai quattro italiani messi assieme è qualcosa che alla lunga non è sostenibile per una squadra che deve salvarsi. Intanto il tempo passa ed il sospirato closing per l’operazione societaria potrebbe arrivare fra non molto, e con esso la probabile possibilità di intervenire sul mercato. Il primo obiettivo dovrebbe essere quello di individuare un’occasione indigena che al momento non pare semplice né imminente (Ruzzier a parte). Peraltro, già il reintegro di Lever sarà in grado di restituire il sottile equilibrio con il quale era stato costruito questo roster, restituendo Deangeli e Vildera ai ruoli che sono loro più consoni.

In ultima analisi, Trieste ha toccato con mano, concretamente, la realtà di questo campionato, nel quale sarà difficilissimo (se non impossibile) insidiare la leadership delle prime quattro, ma giocando con concentrazione ed intensità è possibile vincere contro tutte le altre. Sul fondo rimangono ora le due neopromosse Scafati e Verona, che peccano evidentemente di esperienza nonostante movimenti intelligenti sul mercato. E’ una situazione che però non durerà a lungo, ed è anzi prevedibile che anche loro comincino a monetizzare in termini di risultati quanto di buono sono state in grado di mostrare in termini di qualità di gioco. Sorprendono invece in negativo la stessa Sassari e Brescia, entrambe evidentemente uscite ridimensionate dal mercato estivo ed entrambe alla terza sconfitta consecutiva, ferme a 4 punti a fianco di Trieste. Ora c’è il tempo di rifiatare e tifare per la Nazionale impegnata nelle qualificazioni ai prossimi campionati del mondo. Poi arriverà la trasferta a Milano ed il rush finale del girone d’andata che probabilmente decreterà con maggiore precisione le possibilità di salvezza biancorosse.

Le nostre pagelle: Gaines 6+, Pacher 7, Bossi ng, Davis 7, Spencer 8, Deangeli 5, Campogrande 5+, Vildera 5, Bartley 8