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Bolliti

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PALLACANESTRO TRIESTE-SZOLNOKI OLAJBANYASZ 80-89 (13-22; 36-44; 66-70)
PALLACANESTRO TRIESTE:Toscano-Anderson 10, Ross, Deangeli 9, Uthoff 15, Ruzzier 3, Sissoko, Candussi 3, Iannuzzi, Brown 7, Brooks 4, Moretti 11, Ramsey 18. All. Gonzalez.
SZOLNOKI OLAJBANYASZ:Darthdard 33, Barnes, Holt 4, Molnar, Rudner 9, Krnjajski 8, Skeens 17, Horvath, Somogyi 12, Vrabac 6. All. Bosnia.
ARBITRI: Salins, Pesic, Yilmaz.

I venti punti di margine conquistati in Ungheria devono aver fatto pensare ad una possibile partita dal basso valore agonistico e il risultato è un palazzetto mezzo vuoto, con ampi buchi liberi, soprattutto nella super tribuna vip, davvero ai minimi termini. Trieste, tanto per non smentirsi, ha il solito approccio pigro, fatto di soluzioni estemporanee, di tiri sballati, di scelte abbastanza incomprensibili nel far girare, si fa per dire, la palla.
Gli ospiti, ovviamente, ringraziano: fanno il loro dovere, segnano, penetrano approfittando delle difese approssimative triestine e ci vuole una tripla di Moretti per chiudere il parziale di 14-0 con cui gli ungheresi si stavano allontanando vigorosamente nel nulla triestino.
Un po’ di amor proprio negli ultimi minuti del quarto sembra esserci dalla lunetta, con Candussi e De Angeli, e dalla distanza con la fiondata di Toscano-Anderson e il primo quarto si chiude con gli ospiti avanti di nove, sul 22-13.

Moretti inaugura il secondo quarto con una tripla, Brown fa un recupero a centrocampo che scatena entusiasmi in tribuna, ma in attacco non ci siamo proprio e, per giunta, perdiamo palloni incredibili: tra lunetta e campo, gli ospiti si riprendono con gli interessi il vantaggio che si erano costruiti ed anzi, lo superano mentre Trieste continua a navigare nel buio più totale. Gonzalez prova con “All-America” ma Brown perde subito un pallone che permette agli ospiti di scavallare i venti punti subiti all’andata.
Uthoff e Toscano Anderson infilano due triple, poi Brooks e Ramsey limano ancora qualcosa ma il vantaggio ospite resta ancora in doppia cifra. C’è ancora Ramsey a centrare l’obiettivo, cui fa seguito capitan Deangeli dalla lunetta per fare scendere ancora il divario, stavolta sotto i dieci punti, quando manca meno di un minuto alla conclusione del secondo quarto. La difesa triestina è quello che è ma è ancora il capitano, con un’acrobazia, a metterla dentro e a trasformare anche il libero aggiuntivo per rendere meno pesante il passivo che a metà partita racconta di un 44-36 per gli ospiti.

Una “faticosa” tripla di Uthoff e una penetrazione di Ruzzier con fallo portano a soli due punti di svantaggio Trieste ma gli ospiti trovano subito punti per scappare nuovamente, approfittando di una Trieste che non riesce a concretizzare. Uthoff con sette punti, Ramsey con due e Brooks riportano ancora una volta sotto Trieste ma gli ospiti ungheresi non si lasciano impressionare e rispondono quel tanto che basta per restare davanti. Ad un minuto dalla fine del tempo, grazie a quattro punti di Ramsey e cinque di Moretti, la squadra arriva ad una sola lunghezza: l’ultimo tiro ungherese dalla lunga distanza riporta nuovamente avanti di quattro, 70-66.

Confusionario l’inizio del tempo conclusivo: si sbaglia parecchio su entrambi i fronti finchè Ramsey non infila la tripla e Deangeli va in contropiede a segnare il primo vantaggio triestino quando al termine mancano sette minuti e mezzo. Si gioca punto a punto, segnano gli ungheresi, Trieste invece s’incarta tre volte sotto canestro nella stessa azione e il solito Darthard punisce da tre. Illude una tripla di Ramsey per il nuovo esiguo vantaggio, poi c’è solo la squadra ungherese che con un 19-9 conclusivo mette abilmente il sigillo sulla partita con Trieste che arriva al momento decisivo spompata, quasi bollita fisicamente in gran parte dei suoi componenti.
Festeggiano a lungo giocatori e tifosi ungheresi per aver rimesso in sesto la sfida ed averla portata alla terza partita si, ma sul loro campo. Per Trieste ci sono poche attenuanti: le rotazioni che non ci sono, gli infortuni che limitano, l’impressione che fisicamente i giocatori non reggano confronti ravvicinati: non è che la società non lo sappia, ovviamente, ma la scelta di non intervenire – del resto anche nella passata stagione era così – è preponderante rispetto anche la possibilità, forse molto vicina, di non centrare gli obiettivi europei e di Coppa Italia. Per non parlare del campionato che alle porte propone la sfida con Cantù che, alla luce del momento della squadra, diventa difficile, estremamente difficile.

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