Markel Brown contro Treviso il 2 marzo 2025, alla prima uscita dopo la firma sotto il prolungamento pluriennale del contratto (photo credit: Fabio Angioletti)
Markel Brown e il prezzo di un capriccio
Ora che hanno suonato tutte le campane, resta un unico dato incontrovertibile: pacta sunt servanda, un contratto firmato è un contratto firmato. Il club tace per tutelarsi, l’agente parla e si infligge un autogol. Trieste, intanto, è costretta a preparare la stagione senza lunghi, senza guardia straniera e senza il suo decimo uomo.
Due presupposti incontrovertibili
Ora che hanno suonato tutte le campane, ognuno è libero di farsi una propria opinione sull’affaire Markel Brown, partendo però da due presupposti incontrovertibili: nel febbraio del 2025 il giocatore e la società hanno sottoscritto un contratto pluriennale, a cui oggi entrambe le parti sono evidentemente legate, che prolungava quello annuale firmato nell’estate del 2024. Ed inoltre, aspetto niente affatto secondario specie alla luce delle probabili propaggini legali della vicenda, il club non si è mai pronunciato né ufficialmente né in forma confidenziale riguardo al contenuto di tale contratto e, tantomeno, su ciò che è avvenuto a livello di contraddittorio da giugno ad oggi, come invece affermato dall’agente del giocatore, riportato nell’intervista sulle colonne del Piccolo e ripreso dall’intera stampa nazionale.
L’autogol di Brian Jungreis
Partendo da tali dati di fatto, le parole di Brian Jungreis, per quanto comprensibilmente volte a tutelare gli interessi del suo cliente (ed in ultima analisi i suoi) costituiscono a nostro avviso un clamoroso autogol, in quanto non fanno che confermare l’inadempienza contrattuale volontaria di Brown, che magari avrà pure le sue ragioni, magari potrà anche considerare il suo capo un nemico dal comportamento sconcertante (come del resto l’85% dei lavoratori dipendenti, che pure si alzano dal letto e si presentano al lavoro ogni santo giorno), potrà anche valutare le sue prestazioni della passata stagione degne di un sostanzioso aumento extracontrattuale contrariamente all’opinione di chiunque l’abbia visto giocare, potrà anche legittimamente essere attratto da progetti più stimolanti ed ingaggi più succulenti altrove, ma purtroppo per lui nella vita ogni capriccio ha un prezzo.
In caso contrario, non c’è campagna mediatica che tenga. A tenere è esclusivamente il valore legale di un accordo firmato e registrato, ed eventualmente a dirimere la questione sarà chiamato un arbitro o un giudice imparziale.
Perché il club non parla
Bene ha dunque fatto il club a non pronunciarsi in merito, per evitare di minare la tenuta legale di un eventuale licenziamento per giusta causa, e bene farà a continuare su questa linea per la medesima ragione: pertanto è inutile attendersi una presa di posizione ufficiale sulla questione da parte di GM o proprietà. Ed inoltre, considerato anche il ridimensionamento del budget a disposizione per l’allestimento della squadra, è del tutto legittimo mantenere le posizioni anche dal punto di vista economico: posto che pare assodato che il giocatore non si presenterà più a Trieste se non da avversario, va da sé che il suo discreto ingaggio non gli verrà corrisposto, ed a tale risparmio dovrà essere aggiunto un congruo buyout.
Le cifre del buyout
200.000 € — valore residuo del contratto pluriennale sottoscritto nel febbraio 2025.
~50.000 € — l’offerta di Napoli, ritenuta insufficiente dal club.
60-70.000 € — la prima proposta formulata da Jungreis, anch’essa lontana dalle richieste giuliane.
La Pallacanestro Trieste non arriverà probabilmente ad incassare tutti i 200 mila euro come da contratto, ma se l’alternativa fosse rimanere fermo un anno — il che significherebbe in buona approssimazione la fine di una carriera ad altissimi livelli per un uomo di 35 anni — la riottosa guardia americana dovrà necessariamente scendere a più miti consigli.
Un biennio agrodolce
Al di là di ragioni e clausole contrattuali di cui nessuno — tranne chi le ha sottoscritte — è a conoscenza, e delle conseguenze economiche e professionali della vicenda, che ora riguardano esclusivamente il club ed il giocatore, ciò che ne consegue dal punto di vista sportivo è che anche la storia di Markel Brown debba essere definitivamente riposta nel cassetto dei ricordi dai tifosi triestini, assieme ad innumerevoli altre.
Del biennio in biancorosso rimane un retrogusto agrodolce, fatto di qualche prestazione eccezionale specie nella prima stagione, di un grande carattere, ma anche di comportamenti (quelli sì) sconcertanti nella prima metà della seconda stagione, di tanto nervosismo e di un rendimento complessivamente risollevato nella serie finale contro Brescia ma rimasto ben al di sotto delle sue riconosciute potenzialità.
Trieste volta pagina, il mercato rimane al palo
È arrivato però per Trieste il momento di voltare pagina, lasciare la questione a chi dovrà dirimerla e concentrarsi su una stagione ormai veramente incombente, che inizierà ufficialmente fra meno di un mese. Un’altra intera settimana è trascorsa senza annunci di nuovi ingaggi: di conseguenza la preparazione deve continuare in assenza di ogni traccia del reparto lunghi e della nuova guardia straniera, ed anche del decimo uomo, un italiano che dovrà necessariamente essere portato a referto nel 5+5 prossimo venturo.
Quattro assenze di uomini fondamentali che limiteranno le rotazioni nelle prime uscite di pre season, e questo è anche il male minore, con una chimica di squadra che dovrà essere costruita in fretta e furia pochi giorni prima dell’esordio con Milano — operazione già più importante alla luce del fatto che il calendario non concede sconti nel primo mese di partite, ma nel quale sarà fondamentale cercare di approfittare del doppio impegno di dieci su sedici avversarie prima che inesorabilmente la gran parte di esse possa tornare a concentrarsi esclusivamente sul campionato.
Il credito di cui gode Michael Arcieri sul mercato globale è ben noto, ma appare evidente come lo stesso debba scontrarsi con offerte poco allettanti specie per il target di giocatori ricercato. Ne consegue che praticamente tutti i profili che le voci di mercato hanno a rotazione associato al club giuliano siano sfumati, e che la difficile ricerca del puntello sotto canestro e di due giocatori affidabili con personalità e punti nelle mani diventi paradossalmente ogni giorno più difficile: la “finestra” dei saldi pre stagionali va infatti chiudendosi, con i ritardatari che si stanno accasando ovunque nell’oceanico mercato globale dei giocatori.
Michael Arcieri, a chi gli chiede lumi sul mercato, ostenta come sempre serenità e salda tenuta nervosa. Lo scouting è notoriamente il suo terreno più congeniale, anche se probabilmente nella sua lunga carriera quella di queste settimane è la caccia più difficile da portare a termine. La missione, con tempi al momento imprevedibili, sarà inesorabilmente portata a termine in tempo.
