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La preparazione dei portieri nel settore giovanile: l’attacco palla e l’uscita (5a puntata)

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Attaccare la palla (posizione eretta)

Nella scorsa puntata abbiamo esaminato situazioni ed atteggiamenti che il portiere deve assumere quando è a guardia dei pali, in questo articolo invece parleremo di come dovrà attaccare la palla in uscita. Come nel caso delle prese, suddividerei l’attacco alla palla in due tipologie prendendo come primo parametro la posizione del corpo (eretto in piedi o in tuffo). Nel caso di un attacco alla palla fatto con il corpo eretto, su palloni centrali, il portiere dovrà assumere atteggiamenti diversi in base alla posizione del pallone. A differenza che nelle prese centrali dove è il pallone a correre verso il corpo del portiere, il quale è in posizione statica, in questo caso è il guardiano stesso ad essere in movimento verso l’obiettivo sfera, per cui nell’intervento del portiere entra in gioco la componente spazio-temporale mai considerata in precedenza. La cosa difficile è infatti attaccare il pallone con i tempi giusti e con la modalità giusta prevenendo l’intervento di un proprio difensore o di un attaccante avversario. Possiamo suddividere in questo modo gli attacchi al pallone con il corpo in posizione eretta:

  • Palloni bassi o rasoterra: in questo caso l’attacco alla palla va fatta con i pollici divergenti all’infuori con le due mani che vanno immediatamente allungate in direzione palla. Durante lo scatto tutto il corpo dovrà abbassarsi verso la palla in sincronia con una delle due ginocchia che va piegata leggermente. A differenza che nella presa centrale, però, il ginocchio non dovrà mai toccare a terra per non arrestare la corsa: una volta portata al sfera al petto, infatti il portiere non deve assolutamente fermare il suo moto almeno che non si trovi al confine dell’area di rigore. Anche in questo caso piegare solamente la schiena lasciando le gambe tese e dritte è un errore grave che va subito corretto. I passi brevi e rapidi aiutano sempre a trovare la coordinazione ed il tempo giusto per l’intervento nonché a piegare in modo corretto e sincrono tutto il corpo.
  • Palloni all’altezza dell’addome: anche in questo caso la presa va effettuata con i pollici divergenti, come nel caso delle prese centrali basta infatti piegare leggermente il busto di circa 45° e far scorrere il pallone tra le braccia. Per attaccare la palla nel modo corretto la corsa non dovrà mai essere arrestata con i gomiti devono essere sempre aderenti al corpo senza mai sporgere da quest’ultimo, una delle due gambe va sempre leggermente piegata.
  • Palloni alti: nel caso di palloni alti il portiere dovrà effettuare una classica presa a pollici convergenti con uno stacco da terra, in quest’occasione però dovrà essere bravo a calcolare il culmine della parabola cercando di saltare il più in alto possibile con braccia alzate al massimo in direzione palla, uno delle due ginocchia dovrà sempre essere sollevate per proteggere il corpo dall’intrusione di compagni ed avversari. Il balzo dovrà essere effettuato in verticale quasi sotto palla mentre il ginocchio piegato deve formare un angolo di 90° con il busto, il viso e lo sguardo del portiere deve sempre essere puntato verso la palla. La gamba tesa a mo’ di “kung fu” è sempre un gesto sbagliato (nonché scorretto) che può essere sanzionato come fallo.
  • Palloni battenti a terra: in quest’ultimo caso l’attacco alla palla andrà eseguito con i pollici chiusi, è fondamentale la posizione e la postura delle due braccia che devono sempre essere allungate al massimo per cercare di anticipare il più possibile l’attaccante avversario. Le prese effettuate troppo vicine alla sagoma del corpo vanno considerate come un errore da correggere: bisogna infatti sempre anticipare il più possibile l’intervento e mai arrestare la corsa. 

Attaccare la palla in tuffo

Per quanto riguarda l’attacco della palla con il tuffo esso è da eseguire in situazioni estreme da “o la va o la spacca!” in cui portiere e attaccante si affrontano in situazione di uno contro uno estremo con il pallone che è lontano almeno un metro dal corpo dell’attaccante. Con il pallone troppo vicino al corpo dell’attaccante avversario infatti è molto più conveniente temporeggiare perché una fallita presa della palla può provocare un fallo da rigore. In questo caso il portiere dovrà allungarsi al massimo in linea retta con mani e braccia protese al massimo e corpo e gambe che seguono dietro il movimento, la raccomandazione è di tenere sempre le mani davanti al volto per evitare spiacevoli colpi alla testa. Attaccare il pallone in tuffo a “volto scoperto” è sempre un rischio dato che se il portiere sceglie il tempo d’intervento sbagliato può farsi molto male in una parte molto delicata del corpo.

Riferimenti video

(Fine 5a puntata)