Seconda tappa con arrivi in volata
Massinburg stende i campioni d’Italia sulla sirena, Udine espugna Desio all’overtime con Calzavara, la BC Roma festeggia la prima vittoria della sua storia e la Virtus si salva con Carr. Cinque squadre a punteggio pieno, cinque ancora a secco, e un campionato che per ora smentisce le gerarchie.
Cinque a punteggio pieno, cinque a secco
Una seconda giornata spalmata su tre giorni — sabato, domenica e un lunedì sera che ha regalato emozioni a ripetizione — consegna al campionato una classifica dalla simmetria quasi perfetta: cinque squadre a punteggio pieno (Virtus Bologna, Napoli, Udine, Treviso e Venezia), cinque ancora ferme a zero (Trieste, Reggio Emilia, Cantù, Maxima Roma e Scafati) e, nel mezzo, un’abbondante umanità di 1-1 che comprende, non senza qualche imbarazzo, i campioni d’Italia dell’Olimpia Milano, battuti a Verona sulla sirena dopo una partita insufficiente. Quattro gare su otto si sono chiuse con uno scarto non superiore ai cinque punti, e due di queste — Desio e Verona — soltanto negli ultimissimi secondi.
Di seguito, partita per partita, il racconto della giornata: risultato, numeri essenziali, protagonisti ed un po’ di cronaca.
Trento-Treviso 90-93: Russell, l’ultimo quarto ed il valore dei liberi
Alza il sipario la BTS Arena, dove la Nutribullet di Nicola, già vittoriosa all’esordio sulla BC Roma, coglie il secondo successo in altrettante uscite — un avvio a punteggio pieno che a Treviso non si vedeva da cinque anni — con un primo tempo da manuale: 50 punti segnati (28 nel solo secondo quarto), 13 di Cappelletti e 11 di Macura già all’intervallo e un +14 che sembrava preludere a una serata di ordinaria amministrazione. L’Aquila di Rossi, reduce dalla vittoria di Reggio Emilia e dalla trasferta di Klaipeda in EuroCup, precipita fino al -16 ma non si arrende: ritrova le percentuali dall’arco, con un 16-6 si rimette in carreggiata e passa addirittura avanti sul 77-76, salvo scoprire che la partita, come i creditori, aspettava soltanto il momento giusto per presentare il conto.
A riscuoterlo è DeWayne Russell, che chiude con 24 punti e 8 rimbalzi, 16 dei quali nel quarto conclusivo — otto in fila proprio quando l’inerzia pareva trentina — mentre Macura ne aggiunge 20 e Cappelletti 17, con 6 rimbalzi e 4 assist. A Trento non bastano i 19 di Olivari, i 17 di Bigelow, i 14 di Darius Brown e i 12 di Niang, né soprattutto la tripla finale dello stesso Olivari che avrebbe portato la sfida all’overtime e si è spenta sul ferro. Lo spartiacque, più che nelle triple, sta in lunetta: 25 su 37 per gli ospiti contro 8 su 11 dei padroni di casa.
Napoli-Reggio Emilia 99-93: la maratona di Dowtin
Il secondo anticipo ha per protagonista, più che un giocatore, il cronometro, anzi, più precisamente l’orologio a pendolo: quasi due ore e mezza di gioco senza supplementari, spezzettate da 61 falli fischiati e 74 tiri liberi tentati, tanto che parte della stampa si è domandata se una gara tanto frammentata — e per di più affidata a una terna giudicata dalle cronache reggiane fin troppo protagonista — possa davvero convincere i neofiti che il basket sia uno spettacolo. Sul parquet, la UNA Hotels di Priftis, priva di Speedy Smith per un edema osseo, parte a razzo con Rossato (15 punti nel solo primo quarto, 21 a fine gara) e vola sul 23-34, toccando anche il +13; ma Repesa rimette ordine nel secondo quarto (27-15, con la tripla di Markel Brown a riaprire i conti) e Napoli va al riposo avanti di una lunghezza, 50-49.
Nel finale la differenza la fa la regia di Jeff Dowtin: 17 punti, 10 assist e un +28 a referto, accanto ai 17 punti e 10 rimbalzi di Jakimovski, ai 15 di Markel Brown (con 4 palle recuperate) e di Caruso, ai 12 di Spissu. Reggio resta in partita fino a quindici secondi dalla sirena (94-93 dopo i liberi di Severini), ma con Rossato e Uglietti, i suoi migliori, usciti nel finale, non può che rassegnarsi all’ultimo viaggio in lunetta di Dowtin, dopo un fallo antisportivo: 99-93 e biancorossi ancora a zero punti.
BC Roma-Tortona 108-70: il battesimo capitolino
Prima vittoria della storia in Serie A per la neonata BC Roma, alla prima casalinga e dopo i ko di Treviso in campionato e di Istanbul in EuroCup: una festa che i cantori del neonato movimento in riva al Tevere non mancano di celebrare con fragore decisamente eccessivo, ma che tutto sommato ha il merito, non frequentissimo, di essere limpidamente conquistata sul campo. Il primo quarto è equilibrato (25-23, con Roma che tira con l’88% da due), poi nel secondo la Bertram si smarrisce in difesa e la squadra di Magro piazza un 13-1 firmato dai lunghi Watson e Simonovic e dalle accelerazioni di Davis: 56-44 all’intervallo, 66-46 con le triple di Stevenson e i canestri dell’ex Strautins, 80-59 al 30′ e un finale di pura accademia, con l’alley-oop Mannion-Simonovic a far esultare il pubblico e Fioretti che, sull’87-59, cambia l’intero quintetto. E Kelly Olynyk, per inciso, deve ancora arrivare.
Mannion è il direttore d’orchestra: 19 punti in 24 minuti (14 già all’intervallo, 4/4 da due), 9 assist, 6 rimbalzi e 34 di valutazione; gli tiene il passo Stevenson, anche lui a 19 (tutti già in cascina prima dell’ultimo quarto, con un 3/3 dall’arco), mentre Simonovic chiude con 14 punti e 8 rimbalzi, Watson e Davis con 13 e Strautins con 12: sei in doppia cifra contro i soli due di Tortona (Maddox 15, Gorham 12), che tira con un desolante 19% da tre e appare irriconoscibile rispetto alla squadra dell’esordio casalingo con Verona.
Scafati-Varese 77-85: dieci liberi sbagliati sono una sentenza
A Scafati, al debutto casalingo, Varese cerca e trova la prima vittoria stagionale dopo il naufragio di Masnago contro la Virtus, e la trova pur senza Della Valle e McDowell-White. Gli ospiti scappano subito (7-13 al 5′, +8 all’8′ con i liberi di Hale, un Kamagate vivissimo e la difesa alzata da Renfro), la Longobardi si aggrappa alle triple di Nevels e arriva al 38-40 dell’intervallo e, nonostante un 17/27 ai liberi con dieci errori già nel primo tempo, riesce persino a passare avanti grazie a Mascolo. Ma l’ultimo quarto (15-15 nel conto dei punti, ben più pesante in quello delle giocate) è biancorosso: il 2+1 di Kamagate per il 68-76 al 34′, le risposte di Duke e Librizzi e una gestione dei possessi che a Bucchi, a quel punto, non lascia che il rammarico.
Hale è il migliore in campo con 25 punti e 7 assist; con lui Renfro (14 punti, 7/9 dal campo, 6 rimbalzi), Duke, Kamagate e Librizzi (10 a testa). Nella Longobardi, ancora a zero punti e con la peggior differenza canestri del torneo (-32), non bastano i 21 di Nevels, i 14 di Mascolo e di Offurum e i 12 rimbalzi di Onyema: le valutazioni (82 a 76) e gli assist (19 a 12) fotografano con precisione la superiorità collettiva dei lombardi.
Trieste-Venezia 82-87: il costo dell’8 su 32 da tre
Venezia — alla terza vittoria in una settimana fra campionato ed EuroCup — parte con un 12-2 firmato dalle triple di Watson (10-19, timeout di Taccetti) e chiude il primo quarto sul 15-21; ma la Pallacanestro Trieste, schierata con Ross, Galloway, McDermott, Jones e il debuttante Brajkovic, ribalta la partita grazie a Ross, Candussi, McDermott e Deangeli e va all’intervallo avanti 42-39 col tiro sulla sirena dello stesso Ross. Il testa a testa dura fino in fondo: 73-71, poi 75-75, poi l’uscita di Ross per cinque falli a 37’54” (75-79 con i liberi di Bowman), il 2+1 di Jones e la schiacciata del sorpasso (80-79) e infine un altro 0-7 orogranata che decide la gara, con la tripla della parità di Galloway che non entra e Candi e Olinde a chiudere i conti dalla lunetta.
Per Trieste Ross chiude con 18 punti, Jones con 16 e 8 rimbalzi, Candussi con 13 e McDermott con 12, mentre Galloway si ferma a 5 punti con 1 su 9 al tiro e Brajkovic, al debutto, a 1 punto e 3 rimbalzi in 15 minuti. Venezia manda cinque uomini in doppia cifra — Watson 17 con 5/6 da tre, Candi 15 con 6 assist, Wiltjer 13, Olinde 11, Grant 10 — e il dato che spiega la sconfitta, come ha ammesso lo stesso Taccetti, è proprio l’8 su 32 dall’arco (25%) contro il 9 su 24 degli ospiti, a fronte di un 24/29 ai liberi, di un 61% da due e di un vantaggio a rimbalzo (37-34, con 12 offensivi contro 7) che non è bastato a compensare i 18 assist veneziani contro i 13 biancorossi. Due sconfitte di misura contro campioni e vicecampioni d’Italia: un esordio da incubo sulla carta, assai meno sul parquet.
Virtus-Maxima Roma 98-89: Carr, l’uomo delle rimonte
La partita del giorno, almeno sulla carta, la regala il PalaDozza: la Virtus, reduce dalle fatiche di EuroLeague, parte con un 13-0 e chiude il primo quarto sul 25-16, ma si fa riprendere e superare da una Maxima Roma galvanizzata dal successo in EuroCup sul modesto Cluj-Napoca, che nel secondo quarto firma un 26-12 (37-42 all’intervallo) e nell’ultimo arriva a toccare l’undici di vantaggio. È il momento in cui Mumbrù cambia l’inerzia: la scelta di Klintman da falso cinque, la tripla di Hackett che riapre il discorso (75-81), il pareggio dello stesso Klintman dall’arco e, soprattutto, il finale di Marcus Carr, che mette a segno 16 dei suoi 21 punti nell’ultimo quarto e chiude la pratica dalla lunetta.
Carr chiude con 21 punti, 13 assist, 5 rimbalzi e 26 di valutazione, a conferma della continuità mostrata anche in EuroLeague; con lui Frazier (16, decisivo nel terzo quarto), Klintman (15 punti e 7 rimbalzi) e Diarra (10), mentre la Virtus vince anche la battaglia dei rimbalzi, 40 a 33. Nella Maxima, ancora a secco ma tutt’altro che abbattuta (Cotelli ha parlato di passi avanti rispetto alla sfida con Napoli), il migliore è Lemar con 18 punti, seguito da Brown (12) e Veronesi (11).
Cantù-Udine 84-85 dts: ferro di Christon, canestro di Calzavara
Il primo dei due posticipi del lunedì sera comincia con Udine che scatta dai blocchi (2-9), prosegue con un 8-0 di Cantù e un primo quarto sul 20-18, e si trasforma ben presto in una rissa elegante da cui nessuna delle due squadre sa o vuole uscire: 36-36 all’intervallo, 56-58 al 30′, poi Udine che a 6′ dalla fine conduce 69-64 e a 22″ dalla sirena è ancora avanti 77-74. Ma la tripla di Moraschini, che prima gira nel ferro e poi, sulla successiva, a 0″8 dalla fine si decide a entrare, rimanda tutti all’overtime, dove ogni possesso pesa come un macigno: la schiacciata di Grazulis per l’82-80, il +1 canturino a 1’38” (84-83), il 24 secondi violato dai brianzoli a 6″ dalla fine e infine la penetrazione del capitano Calzavara che, a 2″3 dalla sirena, vale l’85-84. L’ultimo tiro è di Semaj Christon, ex della serata, e si ferma sul ferro.
Battle è l’uomo della partita: 24 punti in 26 minuti, 19 già all’intervallo, fermato dai crampi nel finale ma sempre decisivo; lo aiuta un Valentine che dopo una serata da dimenticare ne mette 17, con 10 di McGlynn e 8 a testa per Mobio e Sisko. Ciò che spiega il successo friulano sono i 18 rimbalzi offensivi (40 totali contro i 42 di Cantù), che hanno regalato a Vertemati ben 15 tiri in più rispetto ai rivali. Per Cantù, ancora a secco dopo l’esordio perso a Venezia, non bastano i 20 di Flagg, i 17 di Moraschini e i 14 di Christon: ai brianzoli di Vitucci restano, insieme ai rimpianti, centimetri e talento da trasformare in punti nel momento giusto.
Verona-Milano 75-72: la tripla di Massinburg sulla sirena
Il sipario sulla giornata lo cala Verona, che nella prima casalinga dopo tre anni lontano dalla massima serie ospita i campioni d’Italia e li manda al tappeto con un canestro che nessuno sceneggiatore avrebbe osato proporre. La Tezenis di Ramagli tiene il comando quasi per tutta la gara: l’8-0 delle triple di Andrews e Massinburg all’inizio del secondo quarto (29-21), il 40-30 costruito da Zampini, poi il 58-53 del 30′ dopo che Milano era risalita fino al 49-49. Nell’ultimo periodo l’Olimpia di Poeta parte con un 2-10 firmato da Ricci, Guduric e Thompson e torna avanti sul 62-66 a 3’30”, ma Melendez (rimbalzo offensivo e recupero su Peters) la rimette in partita e Andrews, a 31″ dalla fine, trova la tripla del 70-67. Il +5 dopo i liberi di Massinburg sembra chiudere i conti, invece Wright dalla lunetta e la tripla di Mathews riportano i campioni sul 72-72 a tre secondi dalla sirena. Poi l’ultimo possesso: Massinburg, ex Brescia, si libera di Guduric e infila la tripla che vale il 75-72.
Verona vince, dunque, nonostante un 7/29 da tre (contro il 7/20 degli ospiti) e un 14/24 ai liberi, perché domina i tabelloni — 45 rimbalzi a 32, con 16 offensivi — e perde meno palloni dei campioni, 15 contro 18. Per i padroni di casa Melendez mette 14 punti, Tobey 13 (e fa il padrone dell’area), Massinburg 12 oltre al tiro decisivo, Loro 9, Zampini 8; per l’Olimpia, alla prima sconfitta in campionato e alla seconda di fila dopo quella di Vitoria, Guduric ne segna 14, Mathews 11 e Wright 10.
Dopo due giornate: chi vola, chi arranca
| Squadra | PG | V | P | % V | PF | PS | DC | |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Virtus Bologna | 2 | 2 | 0 | 100% | 188 | 158 | +30 |
| 2 | Napoli Basketball | 2 | 2 | 0 | 100% | 193 | 168 | +25 |
| 3 | APU Udine | 2 | 2 | 0 | 100% | 172 | 147 | +25 |
| 4 | Nutribullet Treviso | 2 | 2 | 0 | 100% | 202 | 184 | +18 |
| 5 | Umana Reyer Venezia | 2 | 2 | 0 | 100% | 172 | 155 | +17 |
| 6 | BC Roma | 2 | 1 | 1 | 50% | 202 | 179 | +23 |
| 7 | Dolomiti Energia Trentino | 2 | 1 | 1 | 50% | 173 | 171 | +2 |
| 8 | Armani Olimpia Milano | 2 | 1 | 1 | 50% | 155 | 154 | +1 |
| 9 | Tezenis Verona | 2 | 1 | 1 | 50% | 168 | 173 | -5 |
| 10 | Openjobmetis Varese | 2 | 1 | 1 | 50% | 154 | 167 | -13 |
| 11 | Bertram Derthona Tortona | 2 | 1 | 1 | 50% | 171 | 201 | -30 |
| 12 | Pallacanestro Trieste | 2 | 0 | 2 | 0% | 161 | 170 | -9 |
| 13 | UNA Hotels Reggio Emilia | 2 | 0 | 2 | 0% | 171 | 182 | -11 |
| 14 | Acqua S.Bernardo Cantù | 2 | 0 | 2 | 0% | 157 | 170 | -13 |
| 15 | Maxima Roma | 2 | 0 | 2 | 0% | 164 | 192 | -28 |
| 16 | Longobardi Scafati | 2 | 0 | 2 | 0% | 140 | 172 | -32 |
Il quadro, a due giornate dal via, è ben lungi dal consegnare sentenze: ma se il campionato continuerà a decidersi sulla sirena, i quotisti (ed i redattori degli orrendi power ranking agostani) avranno di che dolersi, e il duopolio a cui si cominciava a ri-rassegnarsi a settembre ha già conosciuto il suo primo scricchiolio, con Milano a quota 1-1 e Bologna ancora a punteggio pieno. In cauda venenum, dicevano i latini: a Verona e a Desio l’hanno imparato a proprie spese l’Olimpia e Cantù.
