Assenze, infortuni, sfortuna ed errori. Incomunicabilità, frustrazione, presunte fratture in spogliatoio, rendimento sotto le attese da parte di molti dei giocatori. Difesa, rimbalzi, focus, organizzazione offensiva, palle perse. Vale tutto per spiegare questa prima metà di stagione decisamente sotto le attese per la versione della Pallacanestro Trieste più attesa negli ultimi 25 anni. Ma, pur con un poco brillante record di 6 partite vinte e 7 perse in campionato e 2 vinte e 4 perse in BCL, la squadra triestina ad oggi è ancora in corsa per ognuno degli obiettivi fissati in estate in primis dalla società. I nodi, però, prima o poi vengono inesorabilmente al pettine: la settimana che va dal 4 al 10 gennaio, con un possibile strascico di un paio di giorni nel caso si rendesse necessaria Gara 3 nei play-in di Champions League, sarà quella decisiva per poter continuare la corsa in Italia ed in Europa (aprendo anche uno squarcio di luce in una situazione ambientale divenuta inaspettatamente oscura) o, in alternativa, dover iniziare a trarre i primi bilanci rispetto a traguardi che, dando costanza al mood dell’ultimo mese, diverrebbero inesorabilmente irraggiungibili.
Andando con ordine e, al di là dei proclami di voler “vincere vincere vincere” ogni singola partita, considerando la Coppa Italia come unico trofeo realisticamente conquistabile da una outsider (Trieste, anche al meglio del rendimento, oggi sarebbe in ogni caso da considerare tale in ognuno dei tre fronti su cui compete), per gli uomini di Gonzalez è indispensabile vincere almeno una, meglio entrambe, le ultime due partite del girone d’andata per potersi matematicamente classificare fra le prime otto e partecipare così per la quarta volta negli ultimi sei anni alla kermesse di Torino a febbraio. Due partite, quella a Trento e quella in casa contro Cantù di domenica prossima, sulla carta alla portata di Trieste, non certo, però, nella sua solita versione svogliata, svagata, apparentemente disinteressata ben oltre i limiti dell’accettabilità esibita in quasi tutti i viaggi lontani dal PalaTrieste. Il parquet trentino, oltretutto, è tradizionalmente fra quelli più ostici per i biancorossi, che vi hanno subito fra le imbarcate peggiori dal ritorno in serie A nel 2018. Stavolta, se non altro, le due squadre si equivalgono in quanto ad andamento altalenante in campionato ed in quanto a sfortuna per quanto riguarda le assenze. Trento e Trieste hanno entrambe perso tre delle ultime cinque partite in campionato, entrambe hanno il centro titolare fermo ai box (sebbene l’assenza di Mawugbe sia al momento probabile ma non confermata, così come quella dell’ala Theo Aierhienbuwa), entrambe si trovano a dover vincere per qualificarsi ma arrivano da momenti emotivamente opposti, con la squadra di casa reduce dalla convincente vittoria casalinga contro i London Lyons in Eurocup con un Jones da 33 punti ed ospiti al culmine di un circolo vizioso di sconfitte e morale sotto i tacchi dopo la sconfitta in volata contro Bologna di domenica scorsa, le disfatte a Sassari e Varese e la legnata casalinga finale in BCL contro Würzburg che ne ha ridimensionato ambizioni ed aspettative europee. Le alternative per gli uomini di Gonzalez, però, non esistono: le assenze di Ross e Sissoko -la cui reale gravità e la possibile durata sono oggetto del segreto meglio custodito dopo quelli di Fatima- non possono, non devono diventare un alibi. Non deve essere un alibi nemmeno l’evidente scarso gradimento dei metodi del coach da parte di buona parte della squadra, che si traduce spesso in gesti di insofferenza sempre più evidente quanto inaccettabile da parte di esperti professionisti ben pagati e coccolati da club e città. E’ necessario, anzi indispensabile, trasformare il morale basso, la frustrazione, il nervosismo, l’ansia di dover fare per forza risultato in energia positiva, in determinazione, in ferocia agonistica che duri 40 minuti. In orgoglio e amor proprio, in ultima analisi in senso di responsabilità per la maglia che si indossa ed i suoi simboli, che rappresentano un tesoro da quasi 5000 abbonati e 6000 spettatori in media presenti al Palatrieste nonostante tutto. I dodici che scenderanno sul parquet dell’Aquila, ben al di là degli aspetti tecnici, del piano partita, dell’attenzione in difesa, dovranno avere ben presente che, perpetuando l’irritante l’approccio da gita parrocchiale fuori porta che ne ha caratterizzato tutte le esibizioni esterne in campionato, verrebbero nuovamente travolti, umiliati fin dalla prima accelerata da una squadra affamata di punti che con una vittoria li sopravanzerebbe in classifica. Una brutta sconfitta a Trento aprirebbe scenari inimmaginabili solo due mesi fa ed anche solo rischiare di essere risucchiati in situazioni di classifica pericolanti dovrebbe pungolare perlomeno l’amor proprio degli uomini di Gonzalez. Un’eventuale prova d’appello è rappresentata dalla quindicesima di campionato in casa con Cantù, sebbene arrivarci con le spalle al muro ed in una situazione ambientale potenzialmente deteriorata sia un rischio possibilmente da non correre.
L’ormai probabile esclusione di Trapani dal campionato e la conseguente sottrazione di punti alle uniche tre squadre finora capaci di batterla (Tortona, Sassari e Varese) costituirebbe un vantaggio per la squadra triestina, che segue in classifica i siciliani dai quali era stata sconfitta all’esordio così come successo in trasferta con sardi e lombardi. Guai, però, contare troppo sulle disgrazie altrui. Trieste ha di per sé tutte le carte in regola per continuare l’avventura in Coppa Italia indipendentemente dal contesto, è necessario arrivarci per merito.
Questa che si apre, però, è una settimana lunghissima su più fronti. Prima di arrivare alla sfida finale con Cantù domenica prossima, infatti, si dovrà passare per l’all-in in BCL: doppia sfida da win or go home con eventuale bella, in caso di una vittoria per parte, da disputarsi nuovamente in trasferta la prossima settimana. L’avversaria è indecifrabile ma ostica, basandosi sui numeri espressi nel girone di qualificazione. L’NHSZ-Szolnoki Olajbanyasz ha chiuso il girone F a 9 punti dietro solo all’AEK Atene con un record di 3/3, non fa certo parte della nobiltà storica del basket continentale ma è una squadra esperta in Champions League ed ha il vantaggio di poter disputare due partite su tre in casa. Andata a Szolnok e ritorno a Trieste si giocheranno, in rapida sequenza, martedì 6 e giovedì 8 gennaio. E’ evidente che le rotazioni così asciutte a disposizione di Gonzalez possano diventare un problema nel medio termine, soprattutto con impegni così ravvicinati e così dispendiosi dal punto di vista fisico e mentale. Ma, anche in questo caso, gli alibi stanno a zero. E’ una settimana troppo importante per le ambizioni di tutti, giocatori alla ricerca di ingaggi il prossimo anno compresi, per arrendersi a considerare la BCL una chimera irraggiungibile che draga energie da destinare piuttosto ad obiettivi più alla portata: sarebbe un errore strategico clamoroso, un atteggiamento autolesionistico. Continuare il cammino europeo è, invece, essenziale per la crescita del progetto, costituendo di per sé stesso, al primo anno di partecipazione, un traguardo prestigioso che darebbe a Trieste una credibilità che club e città debbono ancora interamente conquistarsi. Senza contare che il passaggio del turno garantirebbe il confronto con due fra le principali protagoniste della Liga ACB, la Serie A spagnola: Tenerife e Gran Canaria sono infatti già qualificate per il girone nel quale sarebbe inserita Trieste (o Szolnoki), assieme a chi la spunterà fra MLP Academics Heidelberg (GER) e ERA Nymburk (CZE). La partita di ritorno con gli ungheresi non è compresa nell’abbonamento, ma esserci, ancora una volta e nonostante tutto, è essenziale: qui tutte le modalità di acquisto dei biglietti.
L’impressione è che la settimana sia cruciale anche per eventuali strategie sul mercato. L’assenza di novità non è naturalmente segno di immobilismo da parte della società, che da sempre è attenta a 360° per cercare di individuare opportunità in ogni parte del mondo. Lo scouting team guidato da Daniele Cavaliero ha il compito di analizzare e catalogare le prestazioni di migliaia di giocatori, senza necessariamente limitarsi ai soliti quattro o cinque nomi ricorrenti su social e piattaforme specializzate. Al di là delle reali difficoltà a trovare il giocatore giusto per il ruolo che al contempo sia disponibile da subito in questa fase della stagione, è, piuttosto, una questione di obiettivi. Se la squadra dovesse rimanere in corsa in almeno uno dei due tornei nel mirino, a maggior ragione se ci dovesse riuscire in entrambi, allora un maquillage si renderebbe indispensabile ed improcrastinabile e, come avvenuto nelle ultime due stagioni, ci si potrebbe aspettare uno o due arrivi anche importanti. In caso contrario, ma non vogliamo nemmeno pensarci, la squadra così com’è pare abbondantemente strutturata per raggiungere una tranquilla salvezza, magari addirittura per puntare ad un posto nei playoff: in tal caso ci si potrebbe aspettare novità solo in caso di infortuni “definitivi”, di richieste di cessione o di fughe inopinate.
