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Dilettanti: proteste e malumori

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Con l’entrata in vigore della legge sullo sport, le società sportive, quelle che si affidano soprattutto al volontariato, si sono accorte dei numerosi e pesanti adempimenti che dovranno osservare per essere in regola. Si potrebbe dire che c’erano un paio d’anni per accorgersi di questa legge ma, come spesso succede, l’italica consuetudine deve aver prevalso sulla realtà, confidando sul fatto che era una legge talmente assurda, che alla fine sarebbe rimasta nel dimenticatoio. Scritta malissimo, senza cognizione di causa – lo confessò pure l’allora ministro Spadafora – ma votata praticamente da tutto l’arco costituzionale, adesso è entrata, con relativi decreti, in vigore. Se ne sono accorti in molti solo ora – evidentemente confidavano su un’abrogazione o qualcosa di simile – ma ormai c’è poco da fare….
Non si rassegnano diverse le società che inscenano proteste, come quelle 21 del calcio dilettanti che per protesta hanno ritardato domenica scorsa l’inizio delle partite ed ora si affidano al seguente comunicato:

“Il fischio d’inizio delle partite di calcio ritardato di quindici minuti in  Friuli Venezia Giulia per lanciare un segnale, l’ennesimo, a chi sembra non voler capire che la posta in palio è la sopravvivenza.
È la nuova iniziativa intrapresa dal Comitato promotore della protesta contro la legge nazionale sul lavoro sportivo entrata in vigore il 1 luglio: comitato che raccoglie moltissime Associazioni sportive dilettantistiche della regione.
Sabato e domenica, infatti, su molti campi di calcio – da Trieste a Udine, da Gorizia a Pordenone, dall’eccellenza alla promozione alla seconda categoria – le partite sono iniziate quindici minuti dopo in segno di denuncia: la legge sul lavoro sportivo trasforma le Asd in vere e proprie aziende e i Presidenti in veri e propri datori di lavoro, di fatto non considerando e affossando l’opera di volontariato svolta dalle Asd in favore dello sport e di una socialità sana sempre più difficile da alimentare.

Rimane vivo – se non si metterà mano alla legge calata sulla testa di migliaia e migliaia di volontari – il rischio dell’abbandono da parte degli stessi volontari impegnati in un bene sociale comune, con la conseguente chiusura di tante realtà dilettantistiche. Perdere definitivamente questo volano sociale significa abbandonare di fatto migliaia di giovani dimenticando che lo sport è scuola di rispetto delle regole, dei compagni e degli avversari, insomma è scuola di vita.

Il Comitato promotore della protesta del Fvg questa perdita non può accettarla e pertanto – appellandosi ancora una volta alle istituzioni e alla politica tutta – continuerà a lottare per difendere un patrimonio dell’intera regione.”