tsportinthecity

La Virtus è una schiacciasassi: troppo basket per una buona Allianz

Tempo di lettura: 4 minuti

Al Paladozza finisce 94-79 ma Trieste c’è

Troppo forte questa Segafredo per l’Allianz, che disputa una partita generosa, fa quello che può per contrastare l’esuberanza atletica di un’avversaria troppo lunga e fisicamente debordante, anche considerando il turnover e gli infortuni, prova addirittura a rientrare arrivando fino al -6 nel terzo quarto, ma poi cede di schianto quando l’avversaria decide che è ora di smettere di scherzare, chiude la porta in difesa e torna a divertirsi in attacco.

Del resto era chiaro fin dal prepartita: per uscire con due punti dal Paladozza all’Allianz non sarebbe bastata la partita del secolo, sarebbe stato necessario che per qualche motivo il meccanismo perfetto felsineo si inceppasse per conto suo. Ma quando scendi sul campo dei campioni d’Italia e realizzi 29 punti nel primo quarto, guardi il tabellone e vedi che loro ne hanno sengnati 35, probabilmente capisci che il meccanismo, invece, funziona alla grande, e salvo miracoli la missione impossibile rimarrà, per l’appunto, tale. Eppure Trieste si rifiuta di recitare il ruolo di vittima sacrificale, come successo alla OpenJob Metis Varese quindici giorni prima. L’Allianz subisce nel primo tempo l’entusiasmo della V per l’esordio di Nico Mannion (giusto il tempo di farsi fotografare in campo per la campagna abbonamenti, segnare 5 punti senza errori e piazzare un assist per poi risedersi definitivamente) e per quello di Isaia Cordinier, dotato di impressionanti mezzi fisici ma con energia da tenere a bada per risultare un vero crack, crolla fino al -13 rimanendo sull’orlo di uno tsunami che però non arriva, ed anzi reagisce sorprendendo nel terzo quarto avversari che probabilmente avevano battezzato finita la contesa. La corrida è il terreno congegnale di Adrian Banks, che come previsto trae dai fischi da ex avversario nel derby delle torri energie supplementari. Il pistolero di Memphis è oggetto di cure particolari della difesa felsinea, ma se ne infischia abbastanza allegramente: tira e segna quando decide di tirare e segnare, fa girare la squadra a velocità, altezze e soluzioni tecniche probabilmente non ancora consone al livello del resto del roster biancorosso, cerca di mettere ordine quando la frenesia dell’inaspettato recupero si impadronisce della tenuta nervosa ed emotiva dei compagni più inesperti. Ma il leader ha anche 37 anni: è necessario farlo rifiatare, ed in sua assenza si spegne la flebile luce che si era riaccesa sul risultato. Scariolo serra le fila dei suoi, che alzano i colpi in difesa quel tanto che basta per chiudere definitivamente la porta all’attacco triestino, che così come si era innescato, così si inceppa definitivamente a cavallo fra terza e quarta frazione. Negli ultimi minuti la Virtus si limita a controllare, dà talvolta l’impressione di poter punire gli avversari in modo forse eccessivo per quanto visto in campo, ma il divario rimane comunque abbondantemente sotto i venti punti perché Trieste continua generosamente a combattere fino alla sirena finale rifiutandosi di subire un’imbarcata che non si sarebbe meritata.

Detto dell’ennesima ottima prestazione di Banks (finirà con 21 punti tirando con il 67% da due ed il 60% da tre, che con il 100% ai liberi, i 7 rimbalzi ed i 5 assist gli fruttano un eloquente 35 di valutazione), arrivano buone nuove anche dalla regia di Sanders, che pur continuando a rifiutarsi di guardare il canestro quando si trova a più di 4 metri di distanza dal ferro, si esibisce nelle solite penetrazioni fulminanti contro clienti tutt’altro che docili, non soffre eccessivamente le cure particolari di Pajola, e tutto sommato, pur continuando talvolta a pasticciare in attacco, dà il ritmo giusto all’attacco e non demerita in difesa. 12 punti e 5 assist per 15 di valutazione il suo non eccezionale fatturato, ma nei 27 minuti probabilmente più difficili della sua carriera può comunque essere considerato un progresso. Konate si diverte in difesa dove piazza l’ennesima stoppata da top 5 e si diverte con spettacolari affondi in attacco, sebbene dovrà imparare a limitare espressioni di esultanza eccessive che gli costano l’ennesimo inutile fallo tecnico. In una giornata in cui Grazulis e Lever non disputano la miglior partita e Delia spiega basket in attacco ma è troppo leggero in difesa, il lungo Maliano è troppo isolato per poter contrastare lo strapotere fisico di avversari che dispongono di infinite soluzioni sotto canestro.

Giudizio rimandato per tutti gli altri: al di là del rendimento, era indispensabile rifiutarsi di arrendersi, continuare a gettare il cuore sul parquet, impegnarsi al limite ed anche oltre le proprie possibilità. La Virtus quest’anno ha rifilato 40 punti a Varese e 20 alla Reyer, una sconfitta anche pesante poteva essere messa in preventivo ma incassarla con l’atteggiamento giusto in campo dona consapevolezza nei propri mezzi e fiducia ad una squadra che, come dice coach Ciani a fine partita, comincia a mostrare una propria precisa identità. Aspetto fondamentale in vista delle due importantissime sfide interne consecutive contro Tortona e Napoli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *