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Mezza Virtus passeggia contro una Trieste spenta: 81-67

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L’importanza cruciale per il futuro della Segafredo rivestita da gara 3 contro Kazan in Euro Cup che si disputerà mercoledì sera spinge Djordjevic ad azzardare un profondo turnover: rimangono in tribuna gli assi Teodosic e Belinelli, Hunter non sfiora il parquet e Markovic è infortunato. Ma anche la mezza Virtus scesa in campo, per talento, stazza, tecnica e determinazione è più che sufficiente per controllare senza nessun patema la “mezza Trieste” esibitasi al Palafiera: per stanchezza, inferiorità tattica, mentalità molle e demotivazione, con Doyle, Delia, Henry e Grazulis che collezionano un Plus/Minus complessivo di -49, Trieste in Emilia non avrebbe vinto nemmeno contro il Castelguelfo.

Juan Fernandez in una rara entrata vincente (photo credit: sito LBA)

L’Allianz illude in partenza, con un insolito ottimo inizio (2-10 più unico che raro in questa stagione), ma poi, alla prima accelerazione bianconera che riporta prevedibilmente la V prima in parità e poi in lieve vantaggio, si spegne completamente, o meglio continua con i suoi ritmi blandi e sbadati a fare da spettatrice non pagante di una partita che i bolognesi si limitano a controllare, senza mai dare l’impressione di voler spendere troppe energie in vista della vitale partita di mercoledì prossimo, quasi avessero capito dal linguaggio del corpo degli avversari che la versione primaverile della Pallacanestro Trieste è la copia sbiadita di una squadra di pallacanestro. Non che la Segafredo disputi la sua miglior partita: è spesso confusionaria in attacco, perde qualcosa come 18 palloni e si affida spesso, oltre che ad una difesa intensa capace di stare sempre mezzo secondo e due metri davanti agli avversari, al talento della sua “panchina”: i lampi di Alibegovic, Pajola, Adams e di un clamoroso Abbass (che si mette a colpire a ripetizione anche da tre) sono mazzate sul morale sempre più flebile di una Trieste in rottura prolungata. Nonostante tutto, approfittando della surplace felsinea, l’Allianz si riavvicina quasi inaspettatamente per più volte sul -6 nell’ultimo quarto, ma non sente l’odore del sangue, non cambia ritmo, non si pone nemmeno il dubbio che sì, forse questa partita si può ancora raddrizzare. Bologna ringrazia, continua a pasticciare in attacco, continua a perdere palloni ma Trieste non ne vuole sapere di approfittarne: i felsinei allora, con una accelerata finale, si ritrovano e pongono un macigno sopra la partita dilagando nella seconda metà del quarto, mentre i biancorossi, con atteggiamenti di scoramento talvolta plateale, hanno come unico obiettivo quello di guadagnare quanto prima la via degli spogliatoi, fatto salvo qualche lampo bello quanto inutile di Myke Henry.

E’ quasi pleonastico parlare dei singoli biancorossi. A sprazzi mostrano qualcosa vicino alla decenza solo Da Ros ed Alviti, con un Fernandez fragorosamente naufragato con la squadra nel secondo tempo dopo essere stato vicino alla sufficienza nei primi venti minuti pur litigando con il canestro. Quasi irritante la reazione di Henry, autore di una prova evanescente, in pieno garbage time quando gli avversari pensavano già a come contenere i ben più probanti russi del Volga. Abulico Doyle, autore addirittura di due airball da fuori, Delia sembra abbia sistemato un’asse da stiro sul canestro e riesce a sbagliare tutti gli elementari appoggi da sotto (0 su 6 al tiro e 2 di valutazione per lui). Troppo leggero Upson opposto alla stazza di Gamble e Tessitori, così come è ancora lontano da una condizione simile a quella del pre infortunio uno pur stoico Grazulis. Ennesimo buco di Tommaso Laquintana, che pur autore di un paio di buone conclusioni, perde quattro palloni sanguinosissimi a partita ancora aperta, colpisce lo spigolo del tabellone dopo una piroetta dall’angolo ed in ogni caso un piccolo che colpisce sistematicamente il primo ferro sui tiri liberi (segno più di un blocco mentale che di un limite tecnico) è un’arma spuntata.

Abbas schiaccia in contropiede (photo credit: sito LBA)

La conduzione tecnica non può essere esente da colpe in una situazione come quella in cui versa l’Allianz di oggi. Il piano partita può anche essere stato architettato nella maniera giusta, Trieste ha tentato di difendere bene sul lato debole e di fare attenzione sui pick’n’roll, talvolta riuscendoci, ha avuto sfortuna nello sbagliare in modo demoralizzante alcune conclusioni ben costruite, ma se dopo due settimane di discorsi, sedute motivazionali, tentativi di trasmettere alla squadra quel senso di urgenza, quella garra grande assente nell’ultimo mese la squadra finisce a testa bassa e mani lungo i fianchi camminando sui ventotto metri a dieci minuti dalla fine, evidentemente qualche ingranaggio deve essersi inceppato, qualcosa si deve essere irrimediabilmente rotto nella comunicazione fra coach e squadra.

Nonostante tutto, dopo tre sconfitte consecutive ed un turno di riposo, pur giocando probabilmente la peggior pallacanestro della Serie A di questi tempi, Trieste si trova ancora incredibilmente da sola al settimo posto. E’ attesa da una partita importantissima a Trento mercoledì, ma se vuole andare a sbancare il campo di un’Aquila in piena fiducia dovrà dragare energie da una quantomai indispensabile reazione d’orgoglio che molti dei suoi giocatori, peraltro, posseggono nel proprio DNA. Nonostante tutto l’Allianz, a quattro giornate dalla fine della stagione regolare, ha ancora il destino nelle sue mani, dal momento che dopo Trento arriveranno le sfide contro Pesaro, Varese e Fortitudo, tutte avversarie dirette nella lotta playoff.

Questo stranissimo campionato potrebbe insomma ancora regalare alla peggiore versione di Trieste dal ritorno in serie A la qualificazione alla coda della stagione, anche se bisogna considerare che disputare un turno di playoff in condizioni psicofisiche come quelle esibite nell’ultimo mese non darebbe alcun valore aggiunto alla stagione. Ammesso che i playoff, al di là dei proclami (peraltro non troppo convinti) di società, coach e giocatori, siano il reale obiettivo di una squadra che sembra già con la testa, se non nelle gambe, in piena off season.

VIRTUS BOLOGNA – PALLACANESTRO TRIESTE   81 – 67

Segafredo Virtus Bologna: Tessitori 8, Deri 2, Pajola 5, Alibegovic 7, Ricci 3, Adams 16, Hunter ne, Weems 9, Nikolic 8, Gamble 6, Abass 17. All. Djordjevic

Allianz Pallacanestro Trieste: Coronica, Upson 4, Fernandez 5, Laquintana 8, Delìa 1, Henry 15, Cavaliero ne, Da Ros 11, Grazulis 2, Doyle 12, Alviti 9. All. Dalmasson

Parziali: 23-18; 40-31; 56-48

Arbitri: Martolini, Di Francesco, No