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Questione di maglia…

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Quanti ricordi, anche personali, a rivedere De Falco, Ascagni, Mascheroni, Leonarduzzi, Tolfo, Costantini,  insomma, quelli del ritorno in serie B dell’83, con Adriano Buffoni in panchina: Sono passati tanti anni ma quei protagonisti in campo, si dimenticano davvero difficilmente. Basta ripensare all’accoglienza che hanno avuto in occasione dellla presentazione del libro “Un secolo, storia di cento primavere” assieme all’autore Giovanni Proiettis e la responsabile della Biblioteca e Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte, la dottoressa Claudia Colecchia, che ha dato la possibilità di arricchire questo volume con tantissime foto della città dal 1918 ad oggi. O alle facce quasi beate rivedendo i filmati della stagione 1982-1983 grazie a Dario Roccavini, l’autore del docufilm “100 anni di storia alabardata”. Applausi, strette di mano, pacche sulle spalle, come tra amici che si ritrovano e salone gremito. 
Quel periodo l’ho vissuto in diretta, facendo tante telecronache di quelle partite che si andavano a vedere con la certezza che, soprattutto quei due davanti, avrebbero regalato qualche prodezza: diciamo che contribuirono anche alla crescita professionale non solo mia ma anche di tanti altri colleghi. 
Tutto bene, allora, un applauso in più a distanza di tempo. E invece, non me ne voglia nessuno, proprio i tifosi presenti all’evento mi hanno fatto pensare che qualcosa non va. Ricordo il Grezar, come si direbbe adesso, “sold-out”, una muraglia di tifosi in festa che, calcisticamente, ritrovava una sorta di resurezione sportiva. Sono passati 36 anni e in sala Gopcevic, ad applaudire quei giocatori, potrei dire c’erano ancora gli stessi tifosi, con la stessa passione, Però, nessun giovane, manco un ragazzino, magari un nipotino… Quasi le generazioni al seguito di quella Triestina si fossero improvvisamente fermate nel tempo, cristallizzate nei ricordi di allora. Nessun ricambio generazionale, insomma, nessuno che abbia tramandato i ricordi – già, il classico. “io c’ero…-  alle generazioni successive che sono quasi evaporate, scoprendo altre discipline, molti praticando altri sport, vuotando progressivamente i gradoni dello stadio. Dal Grezar siamo passati al Rocco – oggi bellissimo in vista degli Europei –  un altro paio di stagioni esaltanti le abbiamo pur vissute attorno agli “Eroi di Lucca” ma, non ci posso giurare, forse i tifosi erano gli stessi dell’’83. 
I periodi bui della società, la mancanza di risultati, le delusioni spiegano la disaffezione ma non va sottovalutata quella mancanza del ricambio, la presenza dei ragazzini che tornino ad amare la squadra e la maglia: fin troppo facile fare il paragone con il basket degli ultimi anni che ha ricostruito – dopo periodi altrettanto difficili – l’entusiasmo dei più piccoli che diventerà patrimonio di un tifo stabile, attaccato alla maglia, anche se qualche risultato non arriverà. 
L’annata della Triestina è stata positiva, molto spesso ha divertito ed è in corsa nuovamente per qualcosa di importante e di grande. Il risultato sportivo è sempre trainante ma, se nessuno farà qualcosa per riportare i giovani allo stadio e spiegare perché e come si possa amare una maglia che scoprono solo per eventi eccezionali,  avere uno dei più bei stadi italiani servirà poco… 

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