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Unione-Alma: il derby che non ti aspetti

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Trieste perde l’ennesima occasione per mostrare di sé un’immagine più vicina all’afflato da capitale europea che si arroga da qualche tempo ed allontanarsi finalmente da quel sonnacchioso provincialismo che in realtà la caratterizza da decenni. La scaramuccia mediatica fra tifosi della Triestina e quelli della Pallacanestro Trieste innescata ed alimentata, c’è da dirlo, da chi avrebbe con molta facilità potuto evitarla, per timore di una debacle di spettatori allo stadio causata da un televisore acceso al palazzo dello sport, arriva inaspettata e totalmente inopportuna nel momento di maggior entusiasmo che la pallacanestro a Trieste abbia mai suscitato a livello cittadino e di risonanza mediatica sulla stampa nazionale. 

Peraltro, pensare che la quasi contemporaneità dei due eventi possa distrarre le masse dall’affollare i rinnovati scaloni del Rocco significa rifiutarsi di ricercare le vere cause della scarsa affluenza media, ed in ultima analisi della scarsa attrattività dello “spettacolo calcio”, specie fra le nuove generazioni, quelle che la grande Triestina della serie B di inizio secolo l’hanno conosciuta, se va bene, solo nei racconti dei loro genitori. Se decine di ragazzini, spesso anche calciatori, si abbonano al basket snobbando od ignorando l’Unione durante l’intera stagione (tranne, forse, in occasione di rari big match), mentre nonostante una situazione societaria drammatica l’Allianz Dome fa registrare sold out a ripetizione portando a palazzointere famiglie, è necessario andare più a fondo: forse, ma è solo un’opinione, non è sufficiente l’arrivo dei denari di un miliardario australiano e l’autocelebrazione di un marchio glorioso per arrogarsi lo ius prime noctis sugli sportivi triestini. Non sta certo a noi trovare la soluzione, anche se pare evidente che in un mondo in cui la comunicazione, specie quella dominata dai social, è divenuta una sorta di legge, cominciare dal curare meglio quella potrebbe essere il primo passo verso la riconquista della città. 

Tornando all’evento annunciato e poi cancellato: in metropoli veramente europee come Milano, ma anche Lubiana, Roma, Londra, Manchester o Cracovia, ogni giorno gli spettatori possono usufruire in contemporanea di decine di eventi sportivi, concerti, spettacoli teatrali, parchi pubblici nei quali fare una passeggiata. Nessuno si sogna di lamentarsi se al pala-ghiaccio (che a Milano fa 5000 spettatori) la partita di hockey si gioca nello stesso momento di Inter-Frosinone: semplicemente, il libero arbitrio porterà gli spettatori a fare la loro scelta, senza che altri debbano decidere per loro. E, soprattutto, senza che gli ultrà dell’hockey prendano a mazzate virtuali gli estimatori dell’Inter o i frequentatori della Scala

Così succederà anche domani nella lontana provincia giuliana. La maggior parte di coloro che sarebbero andati al Dome a gustarsi la partita di basket, con lo schermo spento concesso dalla Pallacanestro Trieste rimarrà a casa a guardarsela in pay per view su Eurosport o affollerà uno delle decine di esercizi pubblici che, loro sì, cavalcheranno l’evento. Con buona pace del “cash moving” appena presentato. 

Certo, la scelta dell’AD Mauro di soprassedere per evitare divisioni stronca definitivamente ogni polemica mettendo tutti, obtorto collo, d’accordo. Resta comunque un’occasione, l’ennesima, sprecata…

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