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Forfait del tifo organizzato nei palazzetti del basket: il punto di vista dei tifosi

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I gruppi del tifo organizzato nazionale, in analogia a quanto già accaduto all’inizio della scorsa stagione, hanno comunicato la loro decisione di non entrare all’interno delle arene sportive finché tutte le limitazioni in merito alla capienza massima (attualmente al 50% all’aperto e al 35% nei palazzetti) ed ai comportamenti previsti dai protocolli sanitari durante gli eventi sportivi non verranno totalmente rimossi.

È una presa di posizione trasversale sia fra sport che geograficamente: le curve degli stadi, nella maggior parte dei casi, sono desolatamente vuote o, nella migliore delle ipotesi, popolate da tranquilli gruppi di spettatori non organizzati. È di pochi giorni fa un analogo comunicato congiunto dei movimenti Ultras di ben 20 club del basket, che accomuna in questa iniziativa tifoserie, spesso fortemente rivali, di tutta la Serie A e parte dell’A2.

Quella di sottrarre allo spettacolo sportivo una delle sue componenti tradizionalmente più intriganti ed alle squadre una buona percentuale del “fattore campo” è una decisione che, come prevedibile, ha suscitato un arcipelago di reazioni sui social: c’è chi ne comprende le finalità e si dichiara d’accordo, chi pur ammettendo le difficoltà suggerirebbe di riorganizzarsi temporaneamente nel rispetto dei protocolli (poco è meglio di niente), chi accomuna i gruppi organizzati ai movimenti “no-something”, chi si mostra infine fortemente critico e contrario.

A Trieste il primo atto della protesta è andato in scena sabato scorso in occasione dell’esordio in campionato della Triestina: Curva Furlan chiusa, Ultras ad inneggiare alla squadra con cori e fumogeni all’esterno dello stadio dal piazzale della biglietteria. La stagione del basket non è ancora iniziata, ma la Curva Nord triestina appare tra i firmatari del comunicato congiunto diramato dalla pagina Facebook degli Ultras Milano.

Per fare un po’ di chiarezza sull’argomento e sgombrare il campo da equivoci e fraintendimenti abbiamo ascoltato il punto di vista di Andrea Mario, anima storica della curva e portavoce del tifo organizzato del basket giuliano in occasione dell’incontro con i rappresentanti di tutta Italia in cui è stata presa la controversa decisione.

“Intanto” esordisce Mario “è opportuno specificare cosa si intende per tifo organizzato: sono gruppi di persone coordinate, che preparano coreografie, partecipano alla partita in modo attivo trascinando nei cori e nel tifo il resto dell’arena, sono dotati di vessilli, strumenti per accompagnare la voce, si riuniscono in specifici settori dell’impianto in modo piuttosto ravvicinato”.

Prosegue: “I protocolli attuali, dei quali il limite alla capienza è solo una piccola parte delle prescrizioni, vietano l’introduzione di striscioni o bandiere e tamburi, l’utilizzo di megafoni, impongono di assistere alla partita indossando sempre la mascherina, rigorosamente seduti e distanziati, pena la quasi certezza di sanzioni pecuniarie o, peggio, di Daspo (ci giunge voce che i primi provvedimenti in tal senso siano già stati inflitti ad alcuni tifosi del calcio). La limitazione numerica è solo una aggravante. È evidente che con regole di questo tipo ogni forma di tifo organizzato sia impossibile, da qui nasce la decisione di non entrare come gruppo “Curva Nord”. Ciò, naturalmente, non significa che ognuno di noi non sia libero di acquistare il biglietto ed assistere alle partite a titolo individuale: non abbiamo mai nemmeno pensato di impedire a chiunque l’entrata al palazzetto. Chi ci accusa di sottrarre una parte vitale degli incassi alle società è dunque fuori strada: e poi, anche in nostra assenza il 35% della capienza sarebbe comunque facilmente raggiunto”.

In merito all’associazione ai movimenti di protesta no vax-no green pass e simili, o ai movimenti politici che li supportano, Mario afferma “la Curva Nord è da sempre, e per scelta, totalmente apolitica. Non siamo legati a nessun partito, ognuno è  libero di aderire a ciò che meglio crede. Non siamo nemmeno esplicitamente contrari a vaccini o green pass, o addirittura alla misurazione della temperatura all’entrata: se il lasciapassare verde dovesse rimanere l’unica condizione per tornare al 100% della capienza e si potesse tornare a fare tifo come lo abbiamo sempre fatto, sono sicuro che quasi tutti lo esibirebbero senza problemi all’entrata in palazzetto: noi non vogliamo condurre altre battaglie che non ci riguardano, il nostro obiettivo è esclusivamente quello di tornare alla normalità, come sta avvenendo fra mille precauzioni nel resto d’Europa. Senza contare che un’altra stagione senza pubblico, o con afflussi così ridotti, sarebbe letale per molti club del basket, che non possono certo contare sulla spartizione dei diritti televisivi come quelli del calcio”.

Primo banco di prova per testare gli effetti dei protocolli e della presa di posizione delle curve, lunedì prossimo in occasione del match di Supercoppa fra Trieste e Tortona, per la quale la Società ha già annunciato la prevendita.

L’intervista completa ad Andrea Mario andrà in onda su Anteprima Sport In The City venerdì 3 settembre dalle 9.00 alle 10.00 in streaming su radiocitytrieste.it e sulle frequenze FM di Radioattività (97.0 o 98.3), oppure in podcast (link sulla home page di questo sito).

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