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La Bora soffia per tre quarti, poi Milano torna in Eurolega

Tempo di lettura: 5 minuti

(Photo Credit: Pallacanestro Trieste/ Paolo Giovannini / Studio Petrussi)

PALLACANESTRO TRIESTE – EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 59-65

Pallacanestro Trieste: Gaines 3, Bossi ne, Davis 18, Spencer 10, Deangeli 3, Ruzzier 0, Campogrande 0, Vildera 0, Bartley 9, Lever 0, Terry 16. Allenatore: Legovich. Assistenti: Maffezzoli, Vicenzutto.

EA7 Emporio Armani Milano: Davies 8, Cabarrot-Luwawu 12, Mitrou-Long 0, Tonut 4, Melli 6, Napier Shabazz 13, Ricci 3, Biligha 0, Hall 6, Alviti ne, Datome 8, Voigtmann 5. Allenatore: Messina. Assistenti: Fioretti, Shamir, Bizzozero.

Parziali: 15-12 / 20-21 / 16-18 / 8-14

Progressivi: 15-12 / 35-33 / 51-51

Arbitri: Paternicò, Paglialunga, Valleriani.

A Trieste mancano “solo” i due punti al termine di un match giocato alla pari per più di trenta minuti contro i campioni d’Italia, alla quarta partita in una settimana ma forti dell’innesto pesantissimo in regia di Shabbaz Napier e del rientro del capitano Gigi Datome. Davanti ad un rumorosissimo Allianz Dome tornato quello del pre-Covid, gremito da più di 6000 persone, ribollente di attesa ed entusiasmo, i ragazzi di coach Marco Legovich in elegante divisa grigia City Edition scendono in campo concentrati e determinati, per nulla intimoriti da una corazzata che solo un paio di mesi fa li avrebbe indotti ad arrendersi prima di cominciare ad un destino già scritto. Anzi, traggono energie ulteriori proprio dalle difficoltà, anche quando si rendono conto che la speranza di venire sottovalutati (come successo nelle ultime settimane a Napoli e Reggio Emilia) rimane per l’appunto una speranza. Milano non si fa sorprendere, evidentemente ben preparata ad affrontare un avversario segnalato in un momento di grazia, a sua volta reduce da quattro vittorie consecutive e con un nuovo giocatore nel motore.

In avvio il punteggio stenta a decollare, con difese super aggressive e qualche errore da ambo i lati del campo. La prima sorpresa viene dalla zona del campo nella quale Trieste sembra prevalere: Davies e Voigtmann, ma anche Biligha e Melli, soffrono tremendamente in avvio uno Skylar Spencer cercato e trovato da Davis e compagni sotto canestro, intimidatore in difesa tanto da costringere i lunghi lombardi a cercare -e fallire- soluzioni dalla media distanza. Sono Melli e Datome a tenere a bada Trieste e costringere Legovich a chiamare il primo time out dopo soli tre minuti. L’ingresso di Terry è una iniezione di energia e dà una scossa elettrica al Dome, che inizia a sospingere la squadra invertendo completamente la sonnacchiosa inerzia iniziale. Il nuovo americano di Trieste, giocatore molto più interno rispetto al suo predecessore Pacher, è anche più verticale e molto meno “timido” nel prendersi iniziative e responsabilità in attacco. I giochi a due con Bartley si concludono spesso con alley up spettacolari, ma Terry va a segno anche schiacciando in tap in gli errori dei compagni, cattura rimbalzi, è scaltro in difesa nel recuperare un paio di palloni. Milano trova ordine con Napier e punti con Hall, difende fortissimo sugli esterni triestini che si trovano spesso ingabbiati sul perimetro con la palla in mano e fanno una fatica enorme a superare metà campo, ma continua a subire incredibilmente nel pitturato. Nel secondo quarto Trieste vola addirittura un paio di volte sul +8 quando entra qualcuno dei (pochissimi) tiri da oltre l’arco, ma i lombardi riescono sempre ad evitare che la squadra di casa prenda il largo. Una schiacciata ad una mano in contropiede di Terry porta Trieste avanti di cinque a fine primo tempo, ma Napier centra la tripla: si va al riposo con i grigi alabardati avanti di due ed una partita tutta da vivere.

Ad inizio terzo quarto Milano torna in campo ben decisa a chiudere la pratica. Alza a dismisura l’intensità difensiva e si riprende un piccolo vantaggio, immediatamente rintuzzato dal duo Bartley-Davis, nel momento migliore della loro partita. Con l’ingresso di Lodo Deangeli a metà frazione Trieste ritrova nuovamente sette punti di vantaggio, ma Milano sotto canestro concede solo un’ultimo alley up spettacolare di Terry e poi chiude a chiave l’area. I piccoli triestini, grazie ad una difesa da categoria superiore di Napier, Hall e Luwawu Cabarrot non trovano i ritmi e la precisione necessarie, perdono palloni in modo banale. Michele Ruzzier in particolare soffre enormemente la superiore fisicità dei diretti avversari, ed è costretto a commettere cinque falli in rapida sequenza senza riuscire mai ad incidere nella partita. La frazione si chiude sul 51 pari, ma appare evidente come trenta minuti ad altissima intensità e concentrazione abbiano sfiancato i ragazzi di Legovich, che infatti subiscono il devastante impatto dell’infinito atletismo dei campioni d’Italia. Un paio di fischi generosi e le bombe di Hall e Ricci permettono a Milano, dopo qualche minuto di sostanziale equilibrio nei quali a prevalere sono le rispettive difese, di prendersi quei sei punti di vantaggio che Trieste, sempre più a corto di carburante e sempre meno lucida, non sarà più in grado di recuperare nonostante alcune buone occasioni costituite soprattutto da triple in ritmo fallite da Bartley e Davis che avrebbero potuto riaprire per l’ennesima volta la contesa. Luwawu Cabarrot e Napier sono esperti ed abili nel gestire i ritmi nel finale, Trieste non ne ha più. Finisce fra gli applausi dei 6053 ufficialmente accorsi a far pace con la loro squadra, consapevoli che nonostante la sconfitta e le consuete sorprese poco gradite dagli altri campi qualunque discorso ed obiettivo rimanga ancora abbondantemente aperto.

L’Allianz Dome pieno e colorato come tre anni fa

Come giustamente fatto notare da Marco Legovich in sala stampa, aver tenuto a 65 punti una squadra come Milano, una Milano scesa a Trieste con lo stesso piano partita usato contro Baskonia e Stella Rossa in Eurolega, è di gran lunga l’aspetto più positivo della sfida, indice di una grande tenuta difensiva caduta solo nel finale sotto i colpi di avversari fisicamente superiori. Questa squadra ad inizio campionato ne avrebbe probabilmente incassati più di 90, e questo è un punto di partenza da cementare e far diventare le fondamenta dell’ultimo scorcio di campionato. La novità di più grande rilievo portata dall’ingresso di Terry nel roster è costituita dalle fasi di partita giocate con il doppio lungo in campo: qualcosa che a Trieste non si è mai vista dal ritorno in serie A se non per qualche secondo (e probabilmente per un errore nelle rotazioni) con Mosley e Knox, e che potenzialmente donerà un vantaggio competitivo difficilmente compensabile quando le avversarie non si chiameranno più EA7 ed al Dome scenderanno le avversarie dirette per la salvezza. Se si aggiunge anche la qualità dei due lunghi americani di cui ora coach Legovich può disporre, uno Spencer che in pantofole realizza la sesta doppia doppia consecutiva contro Brandon Davies ed un Terry che quando decolla lo puoi abbattere solo con un Patriot, il pitturato d’ora in poi può essere considerato una cassaforte, specie se Alessandro Lever tornerà ad essere il promettente giovane italiano che era arrivato nel giro della Nazionale e che nelle ultime partite si è un po’ perso per strada.

I complimenti arrivati dopo la fine della partita (e la vittoria…) da un nervosissimo Ettore Messina e tutta questa consapevolezza dei propri mezzi non portano però punti in classifica, una classifica che in coda rimane pericolosamente corta. Con le ex derelitte Treviso e Napoli che conquistano punti di platino ogni discorso sulla salvezza rimane aperto, anche perché domenica prossima Trieste è attesa da un’altra sfida stellare e difficilissima su un campo che rimanda a ricordi in grado di scatenare quintali di endorfine: quella di Casale contro Tortona sarà un’altra difficilissima prova di maturità da affrontare senza alcun timore, poi quasi un mese di stop permetterà di recuperare energie e ricreare la chimica di squadra con la metabolizzazione di un Terry che, nonostante le giocate spettacolari appare ancora evidentemente avulso dai giochi biancorossi. Da marzo, poi, sarà tempo di sfide cruciali.