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Una brutta Allianz cala il poker in casa: Napoli cade 77-75

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Trieste insegue per tre quarti, poi si ritrova nei momenti decisivi ed approfitta del calo dei partenopei

Sembrava avere tutti i crismi della classica partita storta. Dopo i fuochi d’artificio contro Tortona, la neopromossa squadra di Sacripanti, che arrivava in via Flavia orfana del suo play titolare Josh Mayo, pareva la vittima perfetta, poco più di uno sparring partner per fare da trampolino ai prossimi importantissimi scontri diretti. Certo, i segnali per mettere in allarme squadra ed ambiente c’erano tutti, a partire dalla convincente vittoria di domenica scorsa contro la Virtus e soprattutto dal piglio autoritario esibito dai “senatori” biancoblu Elegar, Parks e Rich contro i campioni d’Italia.

Ed infatti, fin dai primi istanti Trieste sembra contratta, in palese ansia da prestazione, in balia di una difesa partenopea che con grande pressione ed organizzazione ne taglia le linee di rifornimento costringendola sistematicamente a tiri in emergenza, forzati, a bassissima percentuale, ed a banali palle perse. Per fortuna dei biancorossi, Napoli non sembra essere in grado di affondare il colpo del KO già nei primi minuti, litigando a sua volta con il canestro ed accumulando un vantaggio che sembra il minimo sindacale davanti ad avversari così in confusione. Ogni tanto Trieste si accende, si riavvicina, pare aver superato il flusso di negatività, ma immediatamente Napoli, che esibisce nuovamente i suoi gioielli di famiglia in forma strepitosa (fa veramente piacere vedere un atleta ed un uomo eccezionale come Jordan Parks dimostrarsi ampiamente all’altezza della categoria dopo la non brillante esperienza nella Marca), ricaccia indietro i biancorossi. Lo svantaggio si mantiene sempre a cavallo della doppia cifra, e gli otto punti di metà gara sembrano garantire, se non altro, incertezza sul risultato. Il terzo quarto, però, nonostante l’ottimo inizio triestino, non si discosta dal mood dei primi venti minuti, ed anzi ne amplifica difetti e problemi. Trieste soffre in modo spropositato sotto canestro, dove Elegar sembra il sovrano quasi incontrastato.

La missione, “when the going gets tough”, è allora una questione da affidare a gente con esperienza, sangue freddo e coraggio da vendere. Corey Sanders e Sagaba Konate (nonostante le difficoltà nel pitturato) vengono fatti sedere definitivamente, a provare a raddrizzare la questione saranno Juan Fernandez, Marcos Delia, Adrian Banks e Daniele Cavaliero. E’ il play argentino il fulcro su cui gira l’incontro: a tre minuti dalla fine della terza frazione, dopo l’ennesimo match giocato poco ed in affanno, reagisce con gran carattere, sale in cattedra, realizza un paio di giocate che sembrano la miccia per innescare la reazione biancorossa. Reazione che arriva veemente dopo aver sfiorato il precipizio sotto di 13 punti con l’inerzia in mano agli ospiti, e che si traduce in un tramortente 20-2 propiziato anche da tre clamorose bombe da otto metri del capitano, oltre che dall’inedita precisione ai liberi di Marcos Delia. Trieste mette la freccia, Napoli sembra non venirne a capo, a tre minuti dal termine è addirittura +6 per i biancorossi, ma il finale è pura bagarre. La scelta della panchina triestina di ricorrere definitivamente a Delia sotto canestro, se porta fatturato in attacco, apre le sbarre del casello in difesa, dove a rotazione Elegar e Parks banchettano troppo facilmente: un paio di errori al tiro ed alcune palle perse in modo banale permettono alla Gevi, nonostante tutto, di ricucire il gap ed anzi riportarsi avanti di una lunghezza. Il finale è, come la definisce coach Ciani in sala stampa, una lotteria fatta di falli e contro falli, errori, palle perse, infrazioni, astuzie e tanta fortuna. Napoli getta al vento un paio di palloni sanguinosissimi (perde palla per infrazione di 5 secondi ad una manciata di istanti dal termine e sbaglia clamorosamente le due rimesse che avrebbero potuto portarla al tiro vincente), Trieste dal canto suo infila i liberi che bastavano per tenere a casa questi preziosissimi ed insperati due punti, che la lanciano ad altezze siderali in classifica affiancati, clamorosamente, proprio alla Virtus che colleziona la seconda sconfitta consecutiva andando a prenderle di santa ragione sul campo di Tortona.

Parlare dei singoli in una partita come questa è impossibile quanto abbastanza inutile: detto delle giocate di Fernandez e Cavaliero (con il primo autore probabilmente della giocata difensiva su Parks decisiva per la vittoria) e della freddezza di Delia, è una vittoria del collettivo, dell’organizzazione, della capacità, abbastanza inedita per Trieste, di saper reagire alle difficoltà, di recuperare voglia e motivazione per ribaltare situazioni compromesse: nessuno dei biancorossi va in doppia cifra, in pochi superano i 20 minuti di impiego (i 29 di Banks sono come sempre fuori classifica) ognuno fa e disfa in egual misura, portando però il suo puntuale mattoncino. Non si possono in effetti ignorare i tap in di Lever, che dimostra senso della posizione e furbizia nell’aggirare i talgiafuori difensivi, le stoppate clamorose di Konate e Grazulis, i 14 rimbalzi del centro maliano, la difesa di Mian e Campogrande. Anche Ciani, che pareva aver perso la scommessa privandosi dei suoi giocatori più dinamici per affidarsi a gente più esperta ma di gran lunga più compassata, dimostra invece di aver intuito la mossa giusta: in molti, davanti agli affondi di Elegar e Parks lasciati liberi di banchettare sul ferro, si chiedevano il motivo per il quale privarsi di un totem intimidatore come Konate, oppure della presenza per 17 minuti sul parquet di un trentasettenne che fin qui aveva palesato molte difficoltà anche solo a costruirsi un tiro. Ebbene, i numeri aiutano a capire queste scelte, sovvertendo prime impressioni che parevano evidenti. Sul 100% dall’arco di Cavaliero c’è poco da aggiungere, se non che il momento in cui è stata realizzata la serie si è rivelato decisivo per il risultato finale: il peso specifico di ognuno di quei tiri è dunque di importanza inestimabile. Sotto canestro, a parità di minuti giocati, il “plus/minus” (cioè il risultato riferito esclusivamente a quei minuti) con Konate in campo recita -6, con Delia +8: in una partita vinta di due, è evidente l’efficacia di una simile distribuzione di responsabilità.

Comprensibile il disappunto di Sacripanti in sala stampa per una vittoria che pareva, oltre che meritata, anche alla portata. Certo, lamentarsi per la gestione arbitrale al termine di una partita in cui i suoi uomini gettano letteralmente al vento i palloni decisivi pare vagamente sviante, ma anche questo fa probabilmente parte del debito di esperienza che una neopromossa, costruita su un nucleo straniero veterano ma completamente nuovo ed un gruppo di italiani che al momento non sembrano all’altezza della categoria, deve ancora pagare.

Ora Trieste dovrà confermarsi ad altitudini in graduatoria alle quali non è mai stata abituata, nemmeno nella fantastica cavalcata del primo anno in serie A: il record di 4-2 è il migliore dal “nuovo rinascimento” del basket triestino, ed è in grado da una parte di spazzare via la scarsa considerazione che la più spocchiosa fetta della stampa nazionale le aveva dedicato, dall’altra di alzare l’asticella delle aspettative e la responsabilizzazione verso il risultato. L’Allianz non dovrà smarrire la sfrontata leggerezza di questa prima parte di stagione, ma neanche abbassare concentrazione e rendimento: la prima occasione per mettersi veramente alla prova sarà la trasferta di domenica prossima sul campo della rinnovata Sassari, con gli isolani che la affiancano al terzo posto.

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